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Il gesto di Caino

Il gesto di Caino

“Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise” (Genesi 4,9). L’episodio biblico che narra l’assassinio di Abele per mano del fratello va oltre la banale illustrazione del cliché bene vs male e può arricchire il dibatto intorno alla psiche umana e alle istanze di cui è portatrice. “Sappiamo che l’amore per il prossimo è l’ultima parola e la piú fondamentale a cui approda il lògos biblico. Ma non è stata la sua prima parola. Essa viene dopo il gesto di Caino”. L’odio è l’istanza primigenia e originaria dell’individuo Caino e, per estensione, della psiche umana, della quale Caino è simbolo. La natura ignora l’odio, questo esiste allorché esiste l’uomo poiché espressione del desiderio “umano troppo umano” di fare di sé stesso Dio di privarsi del senso di mancanza e imperfezione che lo caratterizza. L’uomo prova odio verso ciò che ostacola l’assolutizzazione della propria individualità, l’uomo pertanto prova odio per l’Altro e per il linguaggio - la dimensione della parola, infatti, vincola l’ego all’Alterità. La violenza di Caino, che precede il dialogo, è espressione e concretizzazione di quest’odio. Il fondatore della psicanalisi Sigmund Freud affermava: “La storia primordiale dell’umanità è piena di assassinii. Ancor oggi quella che i nostri figli imparano a scuola come storia universale non è in realtà altro che una lunga serie di uccisioni fra i popoli”. La vicenda biblica di Caino, analoga alla vicenda di Edipo nella celebre tragedia sofoclea, esemplifica l’istanza ostile ed aggressiva posta all’origine della storia dell’umanità e del singolo. Su queste basi, per quale via si giunge all’Ama il prossimo tuo come te stesso?

Psicanalista, saggista e accademico, Massimo Recalcati è autore di innumerevoli volumi divulgativi ove l’ottica psicanalitica è applicata a fenomeni psicologici, sociali e religiosi. Ne Il gesto di Caino l’autore si sofferma ancora una volta sull’analisi di un episodio narrato dalle Sacre Scritture – ne La notte del Getsemani egli esaminava invece la notte che precedette la morte di Gesù, e i personaggi e gli eventi da cui fu segnata. Agli esordi dell’Antico Testamento siamo atterriti da un episodio iconico per la sua brutalità e mancanza d’umanità: il fratricidio di Abele da parte di Caino, il fratello maggiore. Un gesto riprovevole e straniante: ebbene ciò che il volume sembra dirci è che l’ostilità, l’aggressività di Caino si trova in ognuno di noi, e fingere di non vederla non ci rende immuni dai suoi effetti. L’episodio biblico viene qui riletto alla luce della filosofia esistenzialista di Sartre e della teoria psicoanalitica: il riferimento è alla massima sartriana “L’inferno sono gli altri”, al concetto di “desir d’etre” e alle ultime opere di Freud quali Il disagio della civiltà o L’avvenire di un’illusione. Il gesto di Caino è un libro “del sospetto”, per citare Paul Ricoeur, vuole dirci che non siamo chi crediamo di essere e che in noi si agitano pulsioni e istinti ignoti e ancestrali, temibili e irriducibili a razionalità.