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Il giallo della valigia di piazzale Lodi

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Milano, giugno 1965. Il ventilatore non riesce a rinfrescare l’aria afosa della stanza in cui il commissario Caronte sta fumando, mentre l’agente Zigoni cerca di cacciare le mosche che il caldo ha attirato. La chiamata del Dottor Santagata, vicequestore di Milano, costringe il commissario a spegnere la sigaretta e ad abbandonare il suo ufficio per incontrarsi con lui. Santagata vuole affidargli un caso: da un paio di giorni Ersilia Mercandelli, una ragazza di diciannove anni, è scomparsa. Il fatto è che questa giovane donna è la figlia di Filippo Mercandelli, ex proprietario del bar Lux in corso Buenos Aires, morto due anni prima per una rapina andata male. Il commissario Caronte riceve dunque l’ordine di iniziare le indagini e così si reca all’appartamento al secondo piano sopra al bar Lux in cui abitano Eugenia, la mamma di Ersilia, e Luciana, la sorella. In quel momento in casa è presente anche il fidanzato di Luciana, l’ingegner Renato Pulvirenti che, da quando è morto Filippo Mercandelli, si è preso cura della famiglia. Caronte viene a sapere che Ersilia è una ragazza molto avvenente e ribelle e che aveva frequentato un certo Mario Sassi, un comunista convinto, figlio del noto giornalista del “Corriere della Sera” Callisto Sassi, quindi le indagini partiranno da lui…

Il commissario Caronte torna con una seconda indagine dopo La matta di Milano e ci fa catapultare di nuovo nella città ambrosiana degli anni ‘60, che da un lato tenta di dimenticare gli orrori della guerra e dell’altra continua a ospitare i violenti regolamenti di conti tra partigiani e fascisti. Ed è proprio sullo sfondo di questi eventi che si colloca la scomparsa di una giovane ragazza che Caronte scoprirà essere legata al casuale ritrovamento di una valigia da parte di un antiquario, due anni prima. L’ambientazione noir viene costruita grazie all’inserimento di tantissimi elementi culturali dell’epoca, a cui si accompagnano molti riferimenti storici, e il tutto collabora alla ricostruzione fedele delle atmosfere di quegli anni. Sebbene la trama sia solida e avvincente, manca un equilibrio tra la quantità di personaggi che affollano le pagine del libro e il giusto spazio che necessitano per il loro sviluppo. In poco più di duecento pagine ci sono più di trenta personaggi, tanto che all’inizio del volume è presente una lista dei nomi e dei ruoli, effettivamente utile quando ci si muove in una trama tanto “affollata”. Inoltre, inserire addirittura due personaggi con lo stesso nome di battesimo complica ulteriormente la storia. A questo si aggiunge il fastidio di qualche refuso che contribuisce a rendere la lettura poco fluida. Tutto ciò per fortuna non toglie il merito all’autore di aver ricreato un'atmosfera tipica di questo genere e, alla fine, la cosa che più resta di questo libro è proprio la sensazione di essersi mossi con Caronte tra le vie di una Milano che, negli anni Sessanta, è il simbolo del boom economico italiano.