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Il giardino di Elizabeth

Il giardino di Elizabeth

Cosa può esserci di meglio che passare le proprie giornate all’aria aperta, immersi nel verde del proprio giardino, fra i colori e i profumi dei fiori, a scrivere, leggere e sognare? È così che la pensa, un po’ controcorrente, Elizabeth che vorrebbe godersi in tutta pace il parco della sua villa in Pomerania, dove vive con le tre figlie ed il marito (quando c’è), appellato “l’Uomo della Collera”. Poco importa che la sua casa sia isolata: sebbene le altre donne la commiserino per tale solitudine, in realtà Elizabeth poco sopporta le visite di convenienza ed avere in giro per casa parenti ed amici (ad eccezione di Irais, forse), perché preferisce di gran lunga godersi il sole e la terra da sola, decidere la composizione delle aiuole (aiutata, sia ben chiaro, dai lavoratori stagionali), guardare i fiori crescere, e vivere in armonia con la natura circostante, senza dover sottostare alle abitudini e convenzioni tipiche della società...

È un romanzo delizioso, d’ampio respiro, delicato ma incisivo, godibilissimo. Se per le prime pagine ci si pone quasi il dubbio: “Ma è possibile scrivere un romanzo su un giardino?”, poi la scena si allarga sempre più fino ad accogliere temi quali la condizione della donna, dei lavoratori, del conformismo, della felicità. La Arnim è bravissima nelle descrizioni degli esterni tanto da farvi dimenticare di essere stritolati all’interno di un treno traboccante di pendolari come voi e illudendovi di essere nel parco insieme a lei, baciati dal sole a respirare profumi di fiori e piante. Ed è altrettanto potente nelle sue battute fulminanti, nell’ironia, nei dialoghi, moderna nella sua ricerca di una felicità costruita su di sé e non dettata da ruoli imposti o mode stabilite. Non ultimo, anche la vita della scrittrice – vero nome Mary Annette Beauchamp – prolifica, sembra un romanzo. Una lettura che piacerà soprattutto a ragazze e donne di ogni età.