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Il gioco della devozione

Il gioco della devozione

Vigilia di Natale, 2015. Blythe è un grappolo di case dove c’è un’unica via principale, un pub, una pensilina dell’autobus e nient’altro per chilometri e chilometri. “Un luogo fuori dal mondo per nascondersi dal mondo. Un paese dormitorio dove ogni campo spoglio, ogni granaio vuoto e ogni tasso morto illuminato dai fari dell’auto mi ricordavano quanto sarei stata isolata se non mi fossi fatta degli amici”. Adeline è ritornata Blythe per passare le vacanze di Natale con la sua famiglia e per incontrare i suoi amici d’infanzia che non vede da molto tempo: Steve, Rupesh, Jen e infine Will Oswald. Adeline attende gli amici al pub, il primo ad arrivare è Rupesh. Non è granché cambiato, si veste ancora con cura e porta i capelli con la riga in mezzo. Qualche minuto dopo entra Jen e Adeline si alza di scatto e la stringe forte. È ancora molto bella e affascinante. “Ciao, Adeline”. È arrivato Steven, anche lui non è poi tanto cambiato, pensa Adeline, ha i capelli più corti e sembra leggermente stempiato. Le sue spalle si sono irrobustite e un filo sottile di barba segue il contorno della mascella. Bevono e chiacchierano nell’attesa che arrivi Will e improvvisamente Adeline ha un ricordo che affiora nella sua mente e dice: “Ehi! Forse Will è impegnato a commettere i suoi omicidi, vi ricordate?”. Steve e Rupesh scoppiano a ridere e divertita Jen afferma: “Adesso provo a fare una breve ricerca delle sue vittime sul web”. Poco dopo, alza gli occhi dallo schermo del suo smartphone e con una espressione stupita esclama “Porca puttana!”...

Il gioco della devozione è il romanzo d’esordio dello scrittore inglese S.R. Masters. Blythe è una cittadina delle West Midlands, Inghilterra, dove cinque amici vivono la loro adolescenza. Come spesso accade, le scelte della vita gli hanno allontanati ma dopo tanto tempo decidono di ritrovarsi la vigilia di Natale. Alla serata non si presenta Will Osvald, nessuno sa che fine ha fatto. I capitoli del romanzo si alternano, spaziando dagli anni della loro gioventù, datata alla fine degli anni ’90, e il 2015. È Steve a ideare da ragazzo — dopo aver visto insieme ai suoi amici Scooby Doo e Boo Brothers — il gioco della devozione, che consiste in una caccia al tesoro spietata che prevede come punizione per lo sconfitto l’esclusione dalla banda. Ora, dopo essersi ritrovati, la caccia che si ritrovano ad affrontare non è più un gioco adolescenziale per dimostrare chi è il più devoto del gruppo ma una indagine ricca di insidie, sulle tracce dell’amico scomparso e sospettato di essere diventato un serial killer. Una storia davvero avvincente che mescola due differenti generi letterari: il thriller e il romanzo di formazione. Masters è bravissimo nel descrivere — attraverso tante citazioni cinematografiche e musicali — il contesto culturale e la generazione adolescenziale dei ragazzi di fine anni 90’. “Anche se affermavamo di essere affascinati dai misteri dell’età adulta, in segreto avremmo desiderato che la vita continuasse così per sempre”. Il gioco della devozione è un romanzo davvero ben scritto che sarà sicuramente molto amato in particolare dai lettori nati a metà degli anni Ottanta.