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Il gioco dell’assassino

Il gioco dell’assassino

Adriana Collante, viceispettrice dell’Anticrimine, lavora alla sezione Omicidi di San Sebastián e per lei il momento del pasto è qualcosa di sacro, forse per una nostalgia inconscia verso le origini italiane della madre. Ha appena iniziato a mangiare quando riceve una chiamata: deve recarsi con urgenza all’hotel Iturmendi, dov’è stato segnalato un delitto. Disdice il pranzo, seccatissima, e si dirige a tutta velocità all’hotel, passando per strade montuose e immerse nella nebbia. All’arrivo, viene accolta da Martín Garmendia, direttore dell’hotel, agitato e visibilmente provato. Le viene riferito che una donna è stata trovata pugnalata con sette colpi, un vero massacro. Adriana entra nella stanza per accertarsi dello stato dei fatti. L’hotel è elegante, profumato, frequentato da clienti che non sanno ancora nulla del crimine. Salendo al piano superiore, Adriana scopre la scena: la vittima – Daniela Fraile – è una donna attraente, bionda, con un corpo snello, distesa sul letto in lingerie nera, bendata e ammanettata, il busto imbrattato di sangue. Nella stanza è presente il collega, che informa Adriana: la donna era lì con Goyo Irastorza, uomo sposato con cui, molto probabilmente, aveva una relazione extraconiugale. È stato lui a trovare il corpo e a dare l’allarme. Sul comodino, Adriana trova un cellulare: è bloccato e lo schermo mostra la foto di due bambine. La viceispettrice rompe il protocollo, decide di usare il riconoscimento facciale della vittima per sbloccare il dispositivo. Alza la benda e scopre due occhi spalancati e un’espressione di orrore ancora viva sul viso di Daniela. Una volta sbloccato il cellulare, Adriana vede una foto della stessa donna, appena prima della morte, in una posizione identica a quella in cui si trova ora: tutto è uguale, tranne che il sangue, nella foto, è ancora liquido. Capisce quindi che lo scatto è stato fatto pochi istanti dopo l’omicidio…

Arturo del Burgo, avvocato e direttore editoriale, offre al lettore un noir adrenalinico, che fonde indagine poliziesca, critica sociale e una riflessione inquietante sul confine tra giustizia, spettacolarizzazione e morbosità. Tutto comincia a San Sebastián, in un hotel ai margini della città, dove il corpo senza vita di una donna viene rinvenuto in una stanza. Bendata, ammanettata, pugnalata a morte: ciò che a prima vista sembra un gioco erotico finito male o una vendetta passionale si rivela ben presto qualcosa di molto più oscuro. A condurre le indagini è la viceispettrice Adriana Collante, donna tenace e brillante, supportata da un team affiatato. È l’inizio di un incubo. Poco dopo, un secondo omicidio. Poi un terzo. Tutti annunciati in anticipo, tutti pubblicati online con una narrazione dettagliata, pochi minuti prima che avvengano. Ogni vittima è accusata di infedeltà coniugale. Ogni episodio è un capitolo di un macabro libro seriale, un portale impossibile da oscurare, da cui chiunque può scaricare i racconti di sangue del killer. La narrazione procede su due binari che si intersecano con abilità: da un lato l’indagine frenetica della polizia, che si scontra con limiti legali, barriere informatiche e dilemmi etici; dall’altro, il crescente successo mediatico del killer, che sembra sempre un passo avanti, come se sapesse tutto in anticipo. Le ambientazioni – i paesi baschi, la baia di San Sebastián, la spiaggia deserta della Concha, i sentieri del monte Urgull – creano un affascinante contrasto con la brutalità degli omicidi. La scrittura è scorrevole, i dialoghi incisivi, e la tensione è costante. Più volte il lettore è costretto a sospendere il fiato, spiazzato da colpi di scena che arrivano nei momenti più inaspettati. Se proprio si vuole trovare una pecca, forse il finale appare un po’ affrettato rispetto all’intensità che precede, ma non compromette la riuscita del romanzo. Il ritmo serrato, la riflessione sul ruolo dei media, il voyeurismo digitale, la manipolazione del dolore a fini di spettacolo: tutto contribuisce a rendere questa lettura non solo appassionante ma anche disturbante nel modo giusto.