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Il gioco delle ombre

Il gioco delle ombre

In un cottage in Inghilterra qualcuno sta cercando di ripulire una stanza. Ha dell’acqua in un secchio e del fenolo per disinfettare e risanare la location. Passa freneticamente stracci bagnati su ogni superficie, dai mobili alle pareti, sul pavimento. In realtà, la persona che sta portando avanti queste operazioni non ha molto tempo e al telefono avverte chi è all’altro capo della linea che presto andrà via e che quello che doveva essere fatto è stato fatto. Ora arriveranno altre persone. Troveranno la stufa già spenta e una stanza perfettamente pulita con stracci bagnati e strizzati che stanno per essere portati via in un sacco robusto. Fuori, un temporale violento e insistente si sta abbattendo con particolare cattiveria sul cottage e su tutta l’area di Lake Disctrict. La figura che era prima nel cottage, con il grande sacco pieno di stracci e disinfettante, esce fuori per raggiungere la propria auto prima che la pioggia prepotente e aggressiva allaghi del tutto le strade, impedendo ogni spostamento. A chi appartiene quel cottage inglese e perché è stato ripulito con tanta solerzia e cura?

Ritorna l’autore di gialli Mae Son-June, originale e brillante protagonista di La casa gialla, apprezzato romanzo di Marta Brioschi che mescolando la sua passione per i viaggi, il suo amore per le letture e la sua indubbia predisposizione al racconto confeziona un altro giallo ben fatto per personaggi e ambientazione. In questo libro, in particolare, la scelta di raccontare il Distretto dei Laghi in Inghilterra risulta davvero vincente dato che affascina e cattura il lettore immediatamente e gli permette di entrare appieno in una storia in cui il protagonista si ritrova a essere “affiancato” da un sottobosco di personaggi che a definirli incredibili non si renderebbe loro giustizia. Sono loro “il coro greco” del lettore, loro che pagina dopo pagina lo conducono in quel racconto “a chiacchierino di uncinetto” che amalgama passato e presente in fili e intrecci tra i quali l’amabile Mae Son-June altrimenti si perderebbe, nonostante la sua indiscussa capacità analitica. Location e personaggi del giallo più classico, quindi, per il nuovo romanzo della Brioschi, la quale non teme affatto di essere giudicata banale pur con un cast in cui spiccano un avaro lord, i suoi domestici e la sua infermiera. E fa bene a non temere perché l’ingrediente aggiuntivo e vincente in questo caso è proprio il talento dell’autrice e il suo “senso” per il racconto. Un racconto nel quale non si può smettere di girare pagina per arrivare alla fine e scoprire se, come lettori, si è seguito con diligenza il disegno dell’autrice e si è stati abbastanza bravi da avere avuto quantomeno una intuizione. Un buon giallo, pertanto, la cui unica pecca è quella di non riuscire a brillare di vita propria e farsi leggere come un autoconclusivo, dato che i tanti, troppi, riferimenti al romanzo precedente della serie finiscono per penalizzare chi si è avvicinato alla Brioschi e allo straordinario personaggio di Mae Son-June solo attraverso questa seconda avventura. Avventura che, tra l’altro, arriva ben quattro anni dopo La casa gialla e che quindi mette non poco in difficoltà anche chi ha già letto il primo romanzo. Una cosa che in un giallo non dovrebbe mai accadere. Peccato.