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Il giorno in cui finì l’estate

Il giorno in cui finì l’estate

Jan si sveglia. Sua mamma e suo papà stanno dormendo accanto a lui e un pensiero gli attraversa la mente: oggi è il suo compleanno! Si alza di scatto e inizia a saltare sul letto per attirare la loro attenzione. Jan non vede l’ora di scartare il suo regalo. Chissà se ha ricevuto proprio quello che desiderava. Ed eccola lì, nascosta sotto le scale del condominio: una bellissima bicicletta blu, con un grande fiocco legato sulla manopola destra. Anche se ha ancora bisogno delle rotelle, è entusiasta del suo regalo e non vede l’ora di mostrarla a Martin. Suo cugino, di due anni più grande, arriva poco dopo insieme agli zii Gorazd e Taja. Dopo il pranzo, le due famiglie decidono di fare una passeggiata per proseguire i festeggiamenti al bar della terrazza del grattacielo Nebotičnik, l’edificio più alto di Lubiana. Il papà di Jan e suo zio non perdono mai l’occasione per raccontare la storia del loro padre, il nonno di Jan e Martin: era arrivato a Lubiana da giovane e aveva collaborato alla costruzione dell’edificio. Per la loro famiglia, quindi, il Nebotičnik ha un grande valore affettivo, oltre a essere un simbolo del progresso del Paese. Mentre attendono la loro ordinazione al bar della terrazza – vino per gli adulti e succo e torta per Jan e Martin – un uomo attira l’attenzione del festeggiato. È seduto di fronte a lui, con un cappello nero in testa. Jan è convinto che si tratti di un mago. Poco dopo, mentre Jan sta correndo intorno ai tavoli insieme a Martin, sente qualcuno che lo afferra. Si tratta dell’uomo col cappello nero, che muove una mano attorno alla testa del piccolo e gli mette davanti una moneta. Deve prenderla, perché contiene il suo numero fortunato. Jan è perplesso, ma afferra comunque la moneta e si avvia con la sua famiglia verso l’uscita. Ed è proprio quando escono dall’edificio che succede qualcosa di davvero strano: si sente un fischio nell’aria, seguito da un colpo sordo. Un attimo prima che suo padre gli copra gli occhi, Jan fa in tempo ad accorgersi di un dettaglio: un cappello nero che cade dall’alto, proprio verso di loro...

Nato a Lubiana e laureato in Storia, Sebastijan Pregelj è un prolifico scrittore sloveno, i cui romanzi sono stati, negli anni, spesso finalisti del Premio Kresnik assegnato dal quotidiano “Delo”. Con Il giorno in cui finì l’estate, pubblicato da Bottega Errante Edizioni, si è aggiudicato il premio Cankar. Si tratta di un romanzo di formazione, ma anche di un romanzo storico, in cui si narra la fine di un’era: l’idea di una Jugoslavia unita, una nazione multiculturale formata da popoli e tradizioni diversi, e la nascita dei Paesi balcanici moderni, tra cui la Slovenia di Pregelj. La crescita di Jan ripercorre tutte le tappe fondamentali della Storia contemporanea jugoslava: la sua infanzia viene segnata dalla morte di Tito, che dalla sua fotografia appesa in classe continua a osservare alunni e insegnanti; le olimpiadi di Sarajevo, che per la prima volta Jan può seguire a colori grazie al moderno televisore acquistato da suo zio Gorazd; la guerra che determina lo smembramento della Jugoslavia, che segna anche la fine dell’adolescenza di Jan. All’interno del libro, poi, Pregelj punta l’attenzione anche su altri temi fondamentali, quali il razzismo, la corruzione, il timore di una nuova guerra fratricida e le foibe. Nonostante queste premesse, comunque, la narrazione non risulta mai eccessivamente opprimente: tutto viene filtrato dallo sguardo del giovane Jan, che con la sua innocenza e il suo entusiasmo riesce a trasformare anche la necessità di andare a fare acquisti in Austria o in Italia nell’opportunità di una vacanza con la sua famiglia. Il linguaggio e lo stile narrativo del protagonista cambiano e si evolvono col passare degli anni, crescendo insieme a Jan, espediente stilistico che denota una grande abilità linguistica da parte dell’autore. Il giorno in cui finì l’estate è un romanzo forse di nicchia, ma che vale la pena leggere non solo per le emozioni che il giovane Jan – e il suo quasi alter ego Sebastijan Pregelj – sanno far provare al lettore, ma anche perché senza dubbio vale la pena approfondire un po’ di più la storia di un Paese così vicino, eppure così lontano.

LEGGI L’INTERVISTA A SEBASTIJAN PREGELJ