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Il giorno della gloria

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“Ah! Parigi”... sospira Marcel, 13 anni, che arriva dalla campagna. È il 1789 e ancora non sa che si ritroverà a vivere la Storia, quella con la “S” maiuscola! Un vecchio signore tenta di fargli capire qualcosa: “Qui si sta per scatenare il finimondo”, sostiene lui, ma Marcel pensa che certi vecchi si divertono a prendere in giro i ragazzi per sentirsi importanti, oppure perché ormai vedono tutto nero. Ma lui è a Parigi! Ce lo ha mandato la mamma, con una manciata di spiccioli cucita nella tasca dei pantaloni, per cercare un sacco di farina, visto che in giro non se ne trova nemmeno un grammo. Marcel è attratto dalla estrema vitalità di Parigi e segue il flusso delle persone che si recano alla Pallacorda. È tutto così nuovo che è convinto che stiano andando a vedere un gioco a squadre, per fare il tifo. Non sa ancora, invece, che sta per incontrare niente meno che Maximilien de Robespierre e soprattutto la sua cameriera Odette. Il giovane Marcel è letteralmente folgorato da Robespierre, dalle sue parole, dai concetti di eguaglianza che esprime e mentre pensa infila le mani in tasca, sente le sue monete tintinnare e si ricorda le raccomandazioni della mamma, ma purtroppo gli servono a poco: non appena si reca all’osteria a mangiare, incontra due gaglioffi che lo fanno ubriacare e poi lo derubano. È la cameriera dell’osteria, Consuelo, che lo prende sotto la sua ala protettiva e gli offre un lavoro come lavapiatti. Ma Robespierre ha ormai conquistato il cuore di Marcel e quando Odette glielo fa conoscere, lo stesso capo della Rivoluzione gli affida un incarico da svolgere a Saint-Denis: controllare la mitica “Gioiosa”, la spada di Carlo Magno...

Un ragazzo e una ragazza: assistiamo al nascere della loro storia d’amore, sin dai primi battibecchi sull’uguaglianza tra sessi. È l’unica cosa che è frutto della fantasia dell’autore, perché tutto intorno ai protagonisti si sviluppano le sorti della Francia e della monarchia, per tutto il periodo che segue la presa della Bastiglia. Una Rivoluzione Francese che ci mette un po’ di tempo per affermare i suoi valori fondanti e che, nonostante l’impegno di molti, rinnega chi l’ha infiammata con i suoi discorsi e le sue idee, permettendo al popolo francese di entrare in quell’ottica di “Liberté, égalité, fraternité” che è diventata la solida base della Repubblica. Il giovane Marcel aspetta il suo “giorno della gloria”: gli è piaciuta questa espressione, ma si rende conto che deve passare molta acqua sotto i ponti, perché non arriva nemmeno quando marcia con gli altri “figli della patria”. E allora canta la Marsigliese dei rivoluzionari, per fare e farsi compagnia mentre pensa di essere “travolto dagli eventi di un fine secolo impazzito”. È in queste circostanze che assistiamo alla crescita di Marcel, seguendo le elucubrazioni di un ragazzino, certo, ma con una grande capacità di ragionare e di sentire con il cuore, perché in realtà è il suo cuore quello che gli permette davvero di sentire il momento, la vita, la Rivoluzione. Una veloce cronologia in fondo al libro ci permette di “ripassare” i momenti più salienti dell’evento storico, per altro freschi di lettura delle avventure del giovane amico di Robespierre.