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Il giro del mondo nell’Antropocene

Il giro del mondo nell’Antropocene

Terra. 2872 d.C. Proiettiamoci in un ipotetico, fantascientifico e distopico futuro, tra 850 anni, comunque circa mille anni dopo l’inizio del primo viaggio in Italia di Johann Wolfgang von Goethe (1749 - 1832), durato quasi due anni prima del ritorno a Weimar nel giugno 1788 (poi rielaborato in due volumi pubblicati tra il 1816 e il 1817). Lo scenario sarà certo irrealistico, sono troppe le variabili in campo (per il pianeta, le terreferme e i mari, le specie, i sapiens, per noi stessi o i nostri eventuali eredi), serve tuttavia a riflettere meglio sul fatto che l’assetto ereditato del pianeta non è affatto scontato, e che oggi è nostra la vivente responsabilità di orientarlo in una direzione o nell’altra. La geografia è mobile (abbastanza, seppur non quanto la storia e la sapiens, verrebbe da dire): nel corso del tempo mari e terreferme non “rimangono” sempre nello stesso “luogo”, talora si spostano ciclicamente, talora quasi “migrano” (il concetto è fertile perché indica che lasciano qualcosa e qualcos’altro si sposta con loro). Le ragioni sono tettoniche, morfogenetiche, climatiche e, sempre più, antropiche, in particolare ora che ci troviamo a valutare una nuova era, l’Antropocene, in cui la nostra specie sta modificando sensibilmente gli equilibri acquisiti, con un’accelerazione inedita verso una nuova sconvolgente fase calda planetaria. Meglio superare steccati disciplinari e specialismi e tentare (come qui) una riuscita alchimia tra linguaggi diversi: cartografico (a partire dai luoghi umani originari), narrativo, pure dall’indimenticabile biodiversa Cape Town e fino all’Antartide nuova “arca” di Noè (gli antichi ottanta giorni diventano otto per la scommessa del novello simpatico protagonista Phileas Fogg, ispirato al paleoantropologo Ian Tattersall), scientifico (a partire dalla geografia)...

Il giro del mondo nell’Antropocene. Una mappa dell’umanità del futuro è la splendida narrazione scientifica dei coetanei ottimi illustri docenti Telmo Pievani (Gazzaniga, Bergamo, 1970) e Mauro Varotto (Padova, 1970), i quali a primavera 2021 avevano già pubblicato un analogo viaggio interno solo alla nostra penisola. Lo spunto è ancora una volta patavino: in una teca esposta nella sala dedicata ai cambiamenti climatici del Museo di Geografia (primo museo geografico universitario, inaugurato nel 2019) è conservato il manoscritto autografo della voce Clima redatto per l’Enciclopedia Treccani nel 1931 da Luigi De Marchi, geografo fisico e meteorologo in cattedra all’Università di Padova dal 1903, primo a proporre (e a presiedere dal 1928) la Commissione scientifica internazionale antesignana dell’attuale IPCC (istituito nel 1988). Precedono le pulite colte narrazioni fiction (Pievani) e no fiction (Varotto), entrambe meticce, quindici significative carte fisiche di spicchi continentali della Terra, più o meno come potrebbe evolvere in quell’anno futuro, redatte secondo le accorte previsioni esistenti di studiosi e scienziati, quando si sarà ormai completata la fusione delle calotte glaciali continentali e, conseguentemente, sarà avvenuta un’ampia ingressione marina, fino ad almeno 65 metri di quota sul livello di costa attuale (con il 15% delle terre emerse in meno rispetto al 2022). Meglio vederla davanti agli occhi dal vivo o con cartoinfografiche firmate da Francesco Ferrarese che descriverla connettendo scrittura e cervello: Afriche del sud e del nord, Europa ovest, Artide, Medio Oriente, India e Indocina, Insulindia, Oceania e Melanesia, Asia est, Americhe del nord e del sud, Amazzonia, Pampas e Patagonia, Antartide; un clima enormemente diverso e mediamente molto più caldo ovunque; un ruolo “euristico” di luoghi oggi insignificanti allora straordinari (che impareremo a conoscere meglio); paesaggi locali degli ecosistemi e delicati equilibri della biodiversità, descrivibili oggi solo con molta meditata scienza e curiosa giocosità picaresca. Ingrandiamo una quindicina di istantanee di quella mappa globale; osserviamo da vicino picchi e insenature, laghi e fiumi, spiagge e fiordi, deserti e metropoli; ragioniamo su alcune possibili innovazioni tecnologiche e sociali; proviamo a narrare gli umani parlanti con pensiero simbolico astratto come saranno allora. E iniziamo a fare un viaggio “fantageografico” intorno al mondo, dai!