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Il giudice e il suo boia

Il giudice e il suo boia

E se il male, così come le definizioni di ‘giusto’ e ‘sbagliato’, fossero solo un bluff? Se passare al lato oscuro fosse un gioco, inizierebbe esattamente così: una macchina arenata sul ciglio di una strada deserta ed un cadavere al suo interno. Il corpo è quello di un poliziotto, ucciso da un colpo di pistola. A dover far luce sulle oscure verità legate alla sua morte dovranno pensarci i suoi colleghi: Tschanz, il più giovane, e Bärlach, il più vecchio, affetto da un grave problema di salute. A conquistare la curiosità dei poliziotti è soprattutto la vita del ricco, potente e cinico Gastmann che, anni prima, in una bettola di Istanbul, ha stretto un patto con il diavolo sbagliato. La vittima intratteneva con quest’ultimo rapporti misteriosi strettamente legati al mondo dell’arte. Sulla ricerca delle tracce dell’assassino, Tschanz e Bärlach scopriranno verità inaspettate sulle sorti umane, affacciandosi alla disperata realtà sul fatto che la verità non è sempre sinonimo di giustizia. A volte essa è ben più atroce di ciò che si pensava. Soprattutto i due investigatori dovranno rispondere ad un’inaspettata domanda: può essere risolto il caso di omicidio perfetto? Quello senza tracce, senza movente e senza prove? Una storia all’insegna dell’ossessione perversa per la vendetta, della dannazione dell’anima e la sua purificazione attraverso il sacrificio. Nulla è scontato nel breve racconto che intreccia magistralmente il poliziesco ed il filosofico. Le afflizioni e le vite dei personaggi misteriosi e senza scrupoli che prendono vita dalle pagine daranno origine ad un intrigante gioco del gatto con il topo che lascerà con il fiato sospeso...

La capacità di interdire il lettore è la caratteristica identificativa della scrittura di Dürrenmatt. Anche ne Il giudice e il suo boia, come in La Panne, La promessa ed Il sospetto qualsiasi regola viene stravolta. Il racconto filosofico camuffato da poliziesco è la rappresentazione perfetta della sovversione delle regole del ‘giusto’ e del ‘non giusto’. Ogni contrapposizione perde le sue linee divisorie, sgretolando ogni certezza. La verità non è giustizia, il giudice non è sempre giusto, il condannato non è sempre colpevole. Il male, nell’ottica dell’autore, sembra essere frutto del caso. Non vi è logica negli orribili eventi che portano alle tragiche conclusioni della morte. Ciò che siamo portati ad ammettere è che ognuno di noi è affascinato da essa: siamo tutti necrofili difronte alla morte. Non siamo noi per primi, quindi, l’esempio lampante di ciò che Dürrenmatt sostiene, provando un perverso piacere nell’osservare qualcosa di così umanamente sbagliato? Il racconto è la versione tascabile della confessione dell’umanità intera rispetto al nostro rapporto con il male. La penna dell’autore è come sempre una guida giusta, ma fedele, alla scoperta inconsapevole di noi stessi. Non si può non considerare l’autore come un giudice ed un investigatore stesso, percependo il suo essere stato illuminato da una verità nascosta tra le pagine. Il ritmo è dinamico e carico di mistero, nascondendo gli indizi essenziali alla risoluzione fino alla fine. Dopo ogni scritto di Dürrenmatt ci si riconosce più amaramente consapevoli di sé e queste poche pagine non fanno certo eccezione.