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Il giudice e Mussolini

Il 19 giugno 1924, l’istruttoria per il delitto Matteotti avviata dalla Procura Generale viene avocata dal procuratore capo Crisafulli e affidata a Mauro, all’epoca presidente della Sezione di Accusa, a cui viene affiancato il sostituto procuratore Umberto Guglielmo Tancredi. Benché l’amico Donato Faggella, primo presidente e diretto superiore, tenti di dissuaderlo dall’accettare l’incarico, Mauro si assume la responsabilità di istruire il processo. Non può permettere che venga lasciata al consigliere Favori, gradito a Crisafulli, entrambi asserviti al regime, così come la maggioranza dei colleghi magistrati. Mediocri professionalmente, il servilismo avrebbe favorito sporche carriere. Prossimo ai settanta, Mauro avvia l’istruttoria penale. Nei giorni seguenti al rapimento e alla morte del deputato socialista, gli esecutori materiali e alti esponenti del partito fascista, componenti il quadrunvirato, vengono arrestati. Gli echi nella stampa internazionale sono inevitabili. L’affaire Matteotti non si limita ad una questione politica, e la scure della giustizia può colpire il capo supremo del governo. Le intimidazioni si fanno sempre più frequenti, la libertà personale di Mauro è ristretta. Gli vengono assegnati degli agenti di pubblica sicurezza, di scorta. La violenza del dittatore si manifesta in modo energico con frequenti persecuzioni, la Ceka fascista stringe i tentacoli intorno a Mauro e Umberto Guglielmo. Il Duce è legibus solutus. Il regime dell’oppressione, che non può essere contrastato, costringe Mauro a rinunciare all’incarico. Viene trasferito a Catania con le funzioni di Procuratore Generale. Dopo la pensione si trasferisce a Vieste…

Leggendo l’Avvertenza si apprende che nel Il Giudice e Mussolini Raffaele Vescera ha attinto parole e fatti dalla Cronistoria del processo Matteotti, scritto da Mauro Del Giudice, magistrato pugliese, originario di Rodi Garganico, che curò l’istruttoria del processo per il delitto del politico antifascista. Coadiuvato da Guglielmo Umberto Tancredi, Del Giudice ha sfidato il regime, imposto dalla dittatura che Mussolini voleva affermare nella sua assolutezza. Deciso a chiarire i fatti relativi al rapimento e all’uccisione del deputato socialista, a far luce sulla Ceka fascista (l’organismo segreto fortemente voluto dal Duce per eliminare gli oppositori politici), il Presidente della Sezione di Accusa non si intimorisce di fronte all’arroganza, alle minacce e alla violenza del capo di governo, non cede alle promesse di facili avanzamenti di carriera, a differenza di molti altri esponenti della magistratura. Il libro ripercorre nel dettaglio le fasi dell’istruttoria, rispolvera vicende giudiziarie e storiche. Ci sono pagine dedicate a molte questioni. La via del petrolio, la corruzione del governo e dei Savoia (si legge delle tangenti versate dalla compagnia petrolifera al fratello del duce e al re Vittorio Emanuele III), le leggi razziali (che tra i discepoli annoveravano anche Lombroso, sebbene ebreo e benché il figlio Ugo, per questo, avesse perso la cattedra universitaria e subito l’esilio), le guerre coloniali, la guerra mondiale. Sono citati anche articoli della stampa inglese del tempo, come il “Daily Herald”, organo del partito laburista, o il mensile “English file”, a cui era stato inviato il memoriale autografo dell’onorevole Matteotti, scritto prima della sua scomparsa. Il giudice e Mussolini è un libro interessante per conoscere e approfondire l’affaire Matteotti.