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Il Golem

Il Golem

Tutto ha inizio in dormiveglia. Il narratore non sa più distinguere tra sogno e realtà; riesce ad astrarsi da se stesso, a vedersi dormire; ascolta una voce che non riesce a definire con chiarezza; sembra in piena scissione della personalità. Al risveglio si trova in un buio cortile, nel cuore del ghetto di Praga. Adesso il narratore ricorda un nome, un nome soltanto, Athanasius Pernath. Quel nome si trovava nel cappello di un estraneo, un cappello indossato tempo prima: non ricorda bene dove, né come. Forse torna la memoria, poco a poco. E intanto si presenta qualcuno alla porta. È un tizio che si comporta con grande nonchalance, in casa sua. Va a prendere un libro. Sceglie un capitolo. L'argomento del capitolo è la fecondazione dell'anima. Athanasius sfoglia quel capitolo, e ha una visione...

A cento anni esatti dalla prima pubblicazione in volume (Lipsia, 1915), Anna M. Baiocco cura una nuova edizione italiana de Il Golem dello scrittore austriaco Gustav Meyrink, per l'esoterica e fantastica Tre Editori di Roma. L'edizione è caratterizzata da un recupero fascinoso e singolare, quello delle litografie d'epoca di Hugo Steiner-Prag, dalla nuova traduzione della curatrice, da una robusta introduzione completa di florilegio critico e di notizie sulla genesi e sulle fonti dell'opera, da un discreto apparato esplicativo di note e infine da suggestive appendici. Nella prima, “Meyrink parla della sua vita”, leggiamo un'intervista originariamente apparsa nell'autunno del 1931 sul quotidiano “Hannoverscher Anzeiger”, a firma “Francis”; nella seconda, “Una lettera di Hugo Steiner-Prag”, apprezziamo l'entusiasmo dell'illustratore in occasione di una nuova edizione del romanzo e tutta una serie di ricordi del clima culturale e della vita della Praga d'antan; quindi, ecco una buona Cronologia e un elenco sia delle traduzioni italiane del Golem, completo delle più infelici (su tutte, la Bompiani 1977 a cura di Ugo Volli), sia delle traduzioni italiane degli altri romanzi. Non manca una foto della tomba dell'artista a Starnberg, per ispirare tributi e pellegrinaggi. Buona la copertina di Otto Dolci. Lovecraft considerava questo romanzo la più straordinaria storia di argomento soprannaturale che avesse mai letto; per un lettore contemporaneo, l'esperienza s'è tinta del connotato del “piccolo classico”, e si finisce per avvicinarsi all'opera prima di Meyrink con il rispetto che si porta alle migliori creazioni artigianali. Stilisticamente – non c'è traduzione che tenga – sono fra quelli che considerano la scrittura di Meyrink fiacca o particolarmente fiacca, e in questo senso la fantasia e l'erudizione esoterica autoriale finiscono per ovviare a carenze altrimenti difficili da digerire. Vale la pena ricordare che Il Golem nasceva come “romanzo a puntate” – apparve originariamente in rivista, sempre a Lipsia, tra 1913 e 1914 – e del romanzo a puntate ha tutti i limiti e tutti i pregi: la frammentarietà e l'effetto. La nuova edizione targata Tre Editori onora comunque un libro che ha saputo affascinare cinque generazioni di lettori e di letterati. Aficionado e studiosi non devono mancarla.