Salta al contenuto principale

Il grande Hans

ilgrandehans

Lo chiamano il “grande Hans” e non certo a caso, visto le sue dimensioni. È davvero un omone! Hans Gueber è alto due metri e diciotto centimetri e questo non è proprio semplicissimo in termini di automobili, appartamenti, porte, sotto le quali deve abbassarsi per entrare. Hans è un austriaco di sessantadue anni, con una passione per gli orologi a cucù (ne possiede un centinaio e tutti nella stessa stanza) che tiene nella casa acquistata con sua moglie Julia, Ju-Ju, come la chiama lui. La loro è una villa sul lago Attersee, realizzata e modificata per le dimensioni di Hans, con un letto lunghissimo e qualche parete spostata, un divano di proporzioni ugualmente gigantesche e una postazione in una mensola, in cucina, che gli permette di consumare i pasti con la famiglia. Certo, qualche sacrificio si è reso necessario anche per lui, ma ormai, dopo tanto tempo, è quasi abituato ad abbassarsi. Ora che è in pensione gli viene a mancare la sua parte più importante: Julia improvvisamente cade a terra in cucina ed entra in coma. Hans si ritrova così solo in casa, perché anche Nina, sua figlia, vive a Parigi dove sta cercando di superare l’esame di abilitazione per la professione di avvocato. Il padre sospetta che tutto dipenda dalla situazione di Julia: per la figlia è molto più facile non vedere e, quindi, non soffrire, o comunque farlo in misura minore. Un giorno Hans si sveglia, si alza, si veste di tutto punto con tanto di camicia, giacca e bombetta, scrive un messaggio, lo inserisce in una busta bianca che infila in tasca ed esce. Tira fuori dal garage la sua meravigliosa decapottabile del ’64 che sembra appena uscita dalla fabbrica tanto è perfetta e va a venderla al suo ex titolare, il signor Skeiber, che ne è innamorato da sempre e gliela compra per 32.000 euro. Poi si fa organizzare un viaggio dalle molte tappe e parte...

L’atteggiamento del lettore nei confronti del grande Hans è un po’ come quello della figlia: a volte si prova una grande tenerezza, altre volte compie scelte che non si comprendono proprio. La lettura è così piacevole che, nonostante il momento (pro o contro le azioni del personaggio), si ha sempre voglia di scoprire insieme a lui le tappe del suo viaggio, i suoi ricordi, i suoi pensieri. Sarebbe un privilegio anche poter seguire le sue mani e vederle all’opera mentre crea i suoi animaletti con i materiali di scarto: sì, è vero che potrebbero essere soltanto accozzaglie di viti, cavi elettrici e molle, ma la curiosità di poterle vedere, da come vengono descritte, è tanta, se ogni persona a cui ne fa dono sorride. Magari hanno proprio questo intento: regalare un pizzico di spensieratezza, come succede a lui mentre crea, che di leggerezza ne ha davvero bisogno. L’epilogo del suo viaggio alla fine mette a posto ogni dubbio e dà un senso (nobile) a tutta la storia, arrivando a emozionare fino alle lacrime. No, il grande Hans non aveva scaricato la moglie in coma alla figlia, ma anzi le ha portate con sé e non soltanto nel suo cuore, nel quale non hanno mai perso il loro posto privilegiato. Anzi ha fatto molto di più, ma questo non sarà comprensibile se non con il colpo di scena finale che lascia veramente a bocca aperta. Bravo l’autore, il giornalista genovese Daniele Grillo, a organizzare la trama di questo romanzo (non è il primo, ha all’attivo anche dei noir) in questo modo, aiutato dalla sua scrittura estremamente leggera, ma che offre notevoli spunti di riflessione.