Settembre 1953. Thomas Wazhashk – che deve il suo nome al topo muschiato, “l’umile, laborioso roditore amante dell’acqua” – timbra il cartellino a mezzanotte presso lo stabilimento di rubini della Turtle Mountain. Sistema sulla scrivania la borsa e il thermos, la giacca sulla sedia, prende le chiavi, la torcia aziendale e inizia il giro al pianoterra. Durante il giorno le donne, con le loro dita minute e precise, posizionano i rubini sui mandrini verticali, il materiale predisposto è utilizzato per le apparecchiature del dipartimento della difesa e gli orologi Bulova. Per la prima volta l’industria crea posti di lavoro nei pressi della riserva, lavorare lì alletta molti e lui è fiero del suo posto da guardiano notturno, che svolge ormai da sette mesi. È affidabile e scrupoloso. Terminato il giro fa ritorno all’officina, alla scrivania rischiarata dalla lampada dove può leggere, scrivere, riflettere. Patrice Paranteau – che tutti chiamano Pixie fin da bambina per i suoi occhi a mandorla, un nomignolo che detesta – è precisa e concentrata nel lavoro, incolla alla perfezione i rubini sulla punta di mastice e li fissa sul blocchetto per la foratura. Accanto a lei la sua migliore amica, Valentine Blue, la seconda per abilità. Patrice ha diciannove anni, è sfuggita alle molestie di Bucky Duvalle e dei suoi amici che l’hanno portata in aperta campagna – anche se lui racconta a tutti che lei è disponibile – e a casa tiene le distanze dal padre alcolizzato, che cerca di farsi dare i soldi che guadagna e con cui sfama la madre e il fratellino. Al lavoro lei e Valentine ci vanno grazie al passaggio in macchina offerto da Doris Lauder, una bianca che lavora allo stabilimento come segretaria. A controllare il minuzioso lavoro delle ragazze è il signor Walter Vold, che ogni due o tre ore ispeziona i reparti camminando tra loro con le sue ginocchia scricchiolanti. Regna il silenzio, a esclusione del brusio dell’impianto di illuminazione, alle operaie è vietato parlare. Quel giorno Patrice è tormentata dai crampi allo stomaco, sia per il ciclo sia per aver saltato la colazione, inoltre per pranzo ha con sé solo un po’ di impasto crudo che non ha potuto cuocere. A venirle in soccorso sono le colleghe che le offrono assaggi del loro pranzo e dopo un lungo e faticoso pomeriggio a posizionare rubini, finalmente torna casa, accompagnata da Doris, ma solo fino al vialetto sconnesso. Non vuole che l’amica, la cui famiglia possiede una fattoria nella riserva, veda la capanna cadente in cui vive. La sua famiglia non è mai entrata nelle liste per l’assegnazione delle case alle tribù. La sua famiglia è composta dai genitori, da suo fratello minore Pokey e da Vera, sua sorella maggiore, che dopo aver fatto domanda all’Ufficio per il collocamento e il trasferimento è partita per Minneapolis. È per lei che Patrice mette da parte qualcosa da ogni stipendio, per andare a cercarla, perché di Vera non si hanno più notizie...

È l’1 agosto 1953 quando il Congresso degli Stati Uniti annuncia la House Concurrent Resolution 108. Arthur V. Watkins è tra i principali promotori della legge per la “termination” dei gruppi tribali (soprannominato non a caso “il Padre della Terminazione”), che prevede la cessazione degli aiuti economici e dell’invio di derrate nelle riserve e lo spostamento (dispersione) degli stessi da quegli scampoli di terra che ancora possiedono e che ben poco li sostentano (depredati dei loro beni, senza le derrate passate saltuariamente dal governo gli indiani nelle riserve fanno la fame), con l’obiettivo apparente di emanciparli. Watkins si fa portavoce delle idee degli ambienti più conservatori (mossi dalla volontà di tagliare le spese dopo la guerra fredda) e delle istanze religiose portate avanti dai mormoni, di cui lui stesso è membro, impegnati in una capillare e prepotente opera di proselitismo nelle riserve. Spingere i nativi verso le città, dunque forza lavoro a basso costo, è l’idea di civilizzazione che la legge porta avanti. Tra i capi tribali che lottano contro l’ennesimo abuso a loro danno, spicca Patrick Gourneau – guardiano notturno e baluardo contro l’estinzione, di cui Thomas Wazhashk è l’alter ego letterario – nonno della scrittrice Louise Erdrich. Il guardiano notturno rappresenta una emozionante e accurata ricostruzione della vita degli indiani chippewa nella riserva delle Turtle Mountain nel Nord Dakota, raccontata attraverso le voci dei numerosi personaggi del romanzo, in modo particolare da Thomas e Patrice. Lui studia il modo di contrastare la risoluzione di Watkins durante le notti di guardia e scrive una infinità di lettere per difendere la riserva, dorme poco a causa dello stress mentale che la questione comporta e sogna figure luminose, gufi bianchi e rivive tormentosi ricordi legati all’amico Roderick nel periodo trascorso a Fort Totten, ex presidio militare adattato a scuola residenziale per indiani. Lei lavora per permettere alla sua famiglia di sopravvivere, immune agli svaghi e al romanticismo che dovrebbe riempire la sua età, afflitta dal destino di sua sorella Vera, che desidera ritrovare e riportare a casa. Come Thomas, suo zio, anche Patrice sogna e attraverso i sogni cerca di comprendere ciò che accade intorno a lei. Visioni, fantasmi e riti tribali si insinuano tra le pagine del romanzo senza distogliere il lettore dagli argomenti più significativi: l’appropriazione culturale, il razzismo, il fanatismo dei mormoni, la tratta delle donne native. La Erdrich, attivista, poetessa e romanziera di discendenza chippewa, è tra gli autori più rappresentativi del NAR (Native American Renaissance) con più di 28 libri pubblicati, ha vinto vari premi e nel 2021 il Premio Pulitzer per la narrativa con Il guardiano notturno. Sfortunatamente la risoluzione 108 – approvata nonostante la disperata opposizione dei rappresentanti tribali – ha portato negli anni successivi al 1954 alla disgregazione dei legami culturali, alla crisi occupazionale, all’iscrizione di molti nativi all’assistenza pubblica e alla morte per miseria di tanti altri, pur non dissolvendo di fatto tutte le tribù. Solo nel 1961 viene definitivamente bloccata da John F. Kennedy.