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Il killer dei qwerty

Il killer dei qwerty
Carleo Manganello vuole fare colpo su Lisa, così si intrufola nel giardino della ragazza, sotterra il Pisolo di gesso e al suo posto le fa trovare un biglietto con su scritto Comitato di Liberazione dei Nani da Giardino. La sua trovata però non è così geniale né tanto meno innocua… Un rumore molesto sveglia Ottone nel pieno della notte: il ronzio di una zanzara gli dà il tormento, e quando sembra essere svanito interrompe di nuovo il sonno dell’uomo, che finisce per adottare misure troppo drastiche… Nerone Calmagallo rinviene su una panchina un oggetto a lui poco familiare: si tratta di un libro, dalle cui pagine fa capolino un foglio con un messaggio, destinato a colui che lo troverà e che promette di aprirgli nuovi orizzonti, svelando i modi per penetrare nell’intimo del prossimo. Nerone decide di sperimentare subito l’efficacia del libro, in occasione di un incontro di lavoro molto particolare… A risolvere casi come questi ci pensa Gaudino Liberovici, ispettore di polizia maldestro e disadattato, che, da patito di enigmistica, conduce le indagini facendo ricorso a rebus, cruciverba e sciarade. L’ispettore, debole di stomaco, rifugge i sopralluoghi sanguinosi, e se proprio non può evitarli vomita nel berretto del fido assistente Caposito…
I nove racconti di Gero Mannella si presentano come un affastellarsi di vocaboli desueti, solo un pretesto per un vorticoso carosello di stucchevoli giochi di parole e insipidi nonsense. L’autore, tutto preso dalla ricerca di locuzioni arcaiche, strizza di continuo l’occhio al lettore, ma lo sottopone a una tortura infinita, costringendolo a imbattersi in un campionario malassortito di storielle senza capo né coda e piene zeppe dei succitati forbiti lemmi. (L’ispettore Liberovici è costretto a constatare “l’albagiosa compostezza” dei cadaveri; i personaggi non sono mai bassi e sofferenti ma sempre “brevilinei” e “gemebondi”; gli individui dal sangue dolce non possono che essere “concupita libagione dei sordidi ditteri”). E così, tra soprassalti d’ambascia e pugni che si levano per l’aere, imperversa la noia. Mannella si ispira all’humour di Groucho Marx, ma gli esiti lasciano piuttosto perplessi, ed è ardua l’impresa di continuare la lettura, trovandosi a ogni capoverso nel bel mezzo di una bufera, in cui turbinano singolari cacofonie e scialbe battutine. Spiace constatare che le speranze alimentate dalla bandella - “Si ride parecchio, però di un riso arguto, letterario, straniante” - sono ampiamente disattese. A volte si può essere indulgenti verso trame traballanti, ché lo stile rapisce e giustifica tutto. Ma purtroppo non è il caso di questa raccolta, orfana sia di buone idee che di soluzioni stilistiche degne di nota.