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Il Killer delle ballerine – L’ultimo ballo

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Nonostante il parere negativo del PM e della Corte d’assise Luca Rambaldi, cronista della “Gazzetta di Forlì”, ha ottenuto dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero di Grazia e Giustizia un permesso speciale per un colloquio con Fabrizio Dentice, nell’ospedale di Castiglione. Ospedale psichiatrico, perché Dentice è un serial killer che ha ucciso e smembrato ben cinque ragazze e successivamente ha sparso i pezzi dei loro cadaveri. Erano tutte cubiste, ragazze che studiavano, lavoravano e arrotondavano ballando sul cubo in discoteca: negli anni ’90 era una cosa normale, la maggior parte di loro non frequentava i party a base di cocaina né si prostituiva. Una delle ragazze uccise si chiamava Martina Ferretti, aveva 22 anni e di giorno frequentava l’università a Bologna e poi al tramonto via in riviera, nelle discoteche per ore a ballare su un cubo. Un giorno viene convocata dal vicequestore di Forlì, Daniele Sacchi: deve procedere al riconoscimento di una ragazza assassinata, una sua amica, Caterina Solinas, trovata martoriata e straziata. Dopo una settimana, finita la serata in discoteca (alle 4 del mattino) il suo ragazzo Luca le chiede di restare insieme, ma lei è troppo stanca e ancora sconvolta preferisce tornare nel suo appartamento a Bologna. È l’ultima volta che Luca la vede, ritroveranno il suo corpo tre giorni dopo in una cava vicino a Ravenna. È da quel momento che Rambaldi entra a capofitto nell’indagine per tentare di scoprire chi gli ha portato via l’amore. Vent’anni dopo, sembra cambiato tutto ma si sa che la sostanza del mondo si limita a una metamorfosi superficiale. Alcuni dei protagonisti di quella orrenda storia di cui ancora si parla in riviera sono morti, altri hanno subito dei cambiamenti profondi, uno su tutti Marcus Damiani, che all’epoca lavorava sotto copertura, travestito da viado. Dopo aver lasciato la polizia si è dedicato a fare indagini privatamente, lo spirito è quello che dovrebbe essere – e nella maggior parte dei casi è e basta – di aiutare i più sfortunati, quei casi che la forza pubblica difficilmente riesce a risolvere, atti di bullismo violenze e discriminazione sui diversi. Poco gli importa quale sia la diversità, sono i più deboli e lui che ha scoperto di essere “diverso” ma non debole, accetta tutti. Quando un ragazzo gli si rivolge per scoprire chi lo ha pestato, abusato e filmato, accetta immediatamente e improvvisamente si trova catapultato nell’incubo vissuto vent’anni prima con il Killer delle ballerine…

L’editore La Corte ha avuto un’idea che devo dire ho trovato abbastanza interessante, un esperimento riuscito. Ha riunito in un unico libro il romanzo d’esordio di Stefano Tura (che è assolutamente autoconclusivo) con l’ultima fatica dell’autore, a suo modo un sequel, sebbene anche questo sia del tutto autoconclusivo. Al grande pubblico di Tura è forse più noto il volto - da anni è uno dei due inviati a Londra che ci parla nei telegiornali di RAI 1 – che i romanzi, ma Stefano già una ventina d’anni fa ha deciso che scrivere gli piaceva. All’epoca era un giornalista di inchiesta tra quelli più noti nell’ambiente, dopo aver fatto per un periodo la Nera ha seguito processi e indagini di quelle che ancora oggi fanno rabbrividire, dal rapimento di Soffiantini al caso della Uno bianca (per chi non se ne ricordasse fu uno scandalo che coinvolse la polizia perché quella divisa portavano i componenti della banda che ha insanguinato l’Emilia Romagna tra l’87 e il ’94), si è poi occupato anche di serial killer tipo Stevanin e Donato Bilancia. Insomma il materiale su cui scrivere o meglio con cui inventarsi storie nerissime non gli mancava, e infatti ha visto la luce Il killer delle ballerine. Un bel thriller a cui si può imputare solo una sovrabbondanza di personaggi. Se fino a un certo punto infatti è facile collocare i buoni e i cattivi sui rispettivi fronti, da un certo punto in poi è palese che pochissimi sono ciò che sembrano e fino all’ultima pagina si rimane sospesi fra un colpo di scena e l’altro. Un romanzo d’esordio assolutamente buono, in cui il linguaggio del giornalista è stato abilmente modificato e reso più narrativo. Nel frattempo, ha continuato a scrivere, pubblicando diversi romanzi, sempre thriller, crescendo come è normale che sia, fino ad arrivare a quest’ultimo che oltre a una storia gialla, è anche uno spaccato di come siano cambiate le cose e il sentire, in una manciata di anni. Lo stile è particolare, particolarmente descrittivo e attento ai dettagli e le trame ottime.