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Il ladro di istanti

Il ladro di istanti

Paola vive in una pineta con la figlia Isabel, “una bomba a orologeria in piena adolescenza”, e lavora in una boutique che offre tisane e spezie; una mattina capisce che qualcosa nel suo corpo non va. Marcello è un uomo di media altezza, media bruttezza; fa l'orafo e intrappola insetti per incastonarli dentro gioielli di sua creazione. Elda insegna da oltre quarant'anni; vedova, ha il corpo “vecchio e pesante”. Sono rispettivamente padre e professoressa di Isabel. Stefano è uno “sciupafemmine” da manuale che declina l'attenzione per il bello in due ragioni di vita: la medicina, estetica appunto, e la fotografia. Si occuperà lui del nodulo sospetto che Paola ha notato nel proprio seno. Altri protagonisti - non semplici comparse - abitano questo universo, solo apparentemente risolto. Mentre il futuro più imminente prepara inedite svolte, il filo del racconto si interrompe per un piccolo salto nel passato. E, in forma di diario, ci si avvicina alle origini di Isabel, dalla serena attesa della sua nascita ai primi felici anni di vita familiare, pieni di amore e aspettative. Tutto questo accadeva prima della “scossa”, quando domande inquiete ma necessarie come “E se per vincere fosse necessario perdere?” non avevano ancora un posto così centrale…

Descrizioni a toni tenui e nitidi - si vede la polvere, si percepiscono i rumori più sottili - e molti, molti dialoghi. Si sviluppa così, come in un mosaico armonico, la storia del Ladro di istanti. Declinato in tre parti diverse, il romanzo custodisce al suo centro un nucleo in cui la voce narrante fa una sosta, per proseguire in forma di diario. Altre voci si alternano, sia femminili sia maschili, per descrivere le orbite dei personaggi. Vite diverse, accomunate da un punto di caduta: quel momento in cui occorre tagliare nettamente con il passato o con la propria essenza, per dare il via a un nuovo corso. Oppure a un corso diverso. E, in questi, casi, il distacco o la svolta necessita di coraggio. E di superamento della paura oppure, anche, di tenacia per non cedere a una quieta solitudine. E di consapevolezza: “La semplicità è una complessità risolta”. Si tratta del terzo libro di Angelisa Loschiavo che per lo stesso editore aveva già pubblicato altre due opere di narrativa. In questa tranche della trilogia, c'è maturità e un'adeguata riflessione, nonostante certi tratti dei personaggi siano un po' prevedibili. Raccontare la normalità, una “rassicurante normalità” - che comprende, sempre, anche svolte drammatiche e decisioni cruciali - non è tuttavia un difetto per un romanzo orientato all'introspezione.