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Il ladro di quaderni

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A Tora e Piccilli, in provincia di Caserta, vive Davide. È un guardiano di maiali, quelli di suo padre Tommaso Raffaele Fortunato Buonasorte, detto Furtunà. Gente di campagna, abituata a lavorare. Davide non va a scuola, è analfabeta come suo padre. Secondo lui bisogna conoscere la terra e gli animali e capire che un maiale più un altro maiale fanno due maiali. Non serve altro, capito questo si possono fare calcoli più complicati. Davide annuisce, ma non è convinto, c’è altro e lo sente. La buona sorte ce l’ha solo nel cognome, la sua gamba destra nata malformata lo rende zoppo, scalognato, emarginato e offeso da tutti, padre compreso. Da fascista convinto qual è, avere un figlio che non rispetti i canoni del Duce è una vergogna. I maiali sono la fonte di reddito della famiglia, li vendono al mercato e Davide ricorda tutta la loro genealogia. Ognuno tramanda qualche cosa ai figli, tranne il Nero: grosso, selvaggio e pericoloso. Se Furtunà non vede l’ora di venderlo o ucciderlo, Davide gli è affezionato, vuole somigliargli, è l’unico essere vivente che lo difende dalle angherie di suo padre. La vita in casa Buonasorte non è tranquilla, Furtunà è amato e stimato in paese, ma lascia il peggio di sé per moglie e figlio. Le sue sfuriate sono frequenti, solo Rosetta, la sorella piccola, cagionevole di bronchi è trattata con più gentilezza. È il 1942, le leggi razziali sono in vigore, quando da Roma arriva al podestà una lettera, pare scritta da Mussolini in persona, con una lista di nomi. Sono ebrei, arriveranno a Tora e Piccilli da Napoli per essere confinati lì per il momento. Il paese è in subbuglio: non li vogliono, hanno quasi paura, ma quando da quel camion scenderà il giovane e bellissimo Nicolas, per Davide molte cose cambieranno, e per sempre…

Il protagonista e la voce narrante de Il ladro di quaderni è Davide Buonasorte, figlio di un fascista, zoppo dalla nascita e mai fatto visitare o curare per ignoranza. Malnato quindi, segnato dalla malasorte. All’inizio del romanzo ha nove anni, lo vedremo crescere e diventare adulto. Il libro, infatti, ha un arco temporale molto lungo e ha richiesto all’autore tre anni di lavoro. Nel 1942 vengono inviati a Tora e Piccilli trentasei ebrei napoletani. La propaganda, instillando la paura per ciò che non si conosce, li descrive deformi, con il naso a forma di sei, magari con la coda e intima ai cittadini di non diventare loro amici. Ma tra gli ebrei c’è il bellissimo e fragile Nicolas, con suo padre Gioacchino, un ex insegnante. Sarà proprio da loro che Davide imparerà a leggere e a scrivere in italiano, disobbedendo al padre. Il ragazzo capisce che scrivere è un gesto pericoloso, per lui persino estremo da compiere in quel momento della sua vita reietta e disgraziata. Leggere e scrivere sarà il viatico per l’emancipazione. Seppur analfabeta Davide ha chiaro il concetto della matematica, perché è un linguaggio antico e immediato - un escamotage letterario per metterne in mostra l’intelligenza. Egli ha un dono grande, desidera, non per vanità, ma per avvicinarsi al suo ideale di cultura e bellezza, vuole diventare Nicolas. Questo giovane che viene da un altro mondo con regole differenti. La ferrea disciplina che Davide userà per tutta la vita per perseguire questo suo desiderio lo renderà un tiranno, cinico e feroce. Lui si nutrirà per sempre di questo desiderio eliminandone ogni altro. Ma alla fine Davide scoprirà che Nicolas resterà sempre irraggiungibile. Anche quando il guardiano di maiali non esisterà più, tramutato in un attore, Nicolas resterà sempre il ragazzo che usava le parole nuove, il ragazzo per cui stupore e meraviglia non smetteranno mai. Il terzo lato del triangolo è Teresa, compaesana di Davide e suo amore segreto. Appartiene ad una buona famiglia, è istruita, inquieta, vibrante e insoddisfatta. L’infelicità è la condizione essenziale per i tre personaggi di questo romanzo, li terrà continuamente in movimento, generando le loro numerose collisioni nella trama. L’arrivo di Nicolas sposta gli equilibri. Così come Teresa esce fuori dal suo asse per dirigersi verso di lui, anche Davide comincia a percorrere una strada secondaria, che lo porterà ad essere il vero sé stesso. I sentimenti dei tre personaggi si sovrappongono, per finire in direzioni, all’apparenza, opposte. Il ladro di quaderni è una storia sulle prime volte della vita di ognuno. A guidare Davide saranno sempre le parole: quelle che scriveva incerto sui quaderni rubati al rigattiere ambulante, da bambino; quelle dense di significato apprese dall’amico ebreo e infine le sue personali, quelle che impara a mettere insieme per il suo nuovo mestiere di attore. È proprio la cura della lingua che sta a cuore non solo a Davide, ma al suo creatore Gianni Solla.