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Il lato oscuro delle storie

Il lato oscuro delle storie

“Mai fidarsi di uno che racconta storie”, avvertiva Platone nella sua opera La Repubblica migliaia di anni fa, ma non è mai stato ascoltato. La sua proposta di bandire i poeti dalla polis affinché regnasse la razionalità e la ragione non è mai stata presa in considerazione e, a tutt’oggi, siamo sommersi dalle storie e ci sguazziamo nonostante esse abbiano in molti casi conseguenze nefaste su di noi e sul nostro modo di vedere il mondo. Possiamo vederlo con le teorie del complotto, lo notiamo ogni giorno con le migliaia di fake news o di post improbabili che leggiamo sui social media, ma non ci rendiamo conto della portata oscura delle storie, anzi le trasmettiamo e ne siamo affascinati come i vecchi cantastorie khoisan che si radunano attorno ad un fuoco per raccontare miti e vicende e che proprio con le storie aumentano il loro potere sul clan. “Niente è meno innocente di una storia”, però non possiamo fare a meno di attendere il lieto fine, lasciarci coinvolgere da Storilandia e prendere decisioni sull’onda di emozioni dovute alle storie, decisioni che ci portano molto spesso a sbagliare e a venire risucchiati dal potere oscuro delle parole. Noi non possediamo veramente una narrazione, ma siamo posseduti da essa e non ce ne rendiamo nemmeno troppo conto: siamo così trascinati dal potere malevolo delle storie che la nostra ragione passa in secondo piano e non riusciamo ad avere un reale occhio critico su ciò che ci viene propinato. È stato così per l’elezione di Trump e sarà così per moltissimi altri argomenti ed avvenimenti che passano dal fantomatico terrapiattismo, molto in voga oggi, alla negazione dello sbarco sulla Luna. Il potere delle storie ci rende parte di un’avventura nella quale noi esseri umani dobbiamo sconfiggere un nemico grande quanto il mondo, ossia il nostro amore per le storie vere o false che siano, servite sul piatto d’argento dell’immaginazione e foriere di tristezza, felicità ma, soprattutto, anestetico al dolore...

Jason Gottschall è un accademico americano specializzato in letteratura evolutiva che insegna all’università della Pennsylvania e che ha scritto numerosi saggi sul tema dell’arte del narrare e delle storie. Quest’ultimo saggio rappresenta uno snodo della sua attività: per la prima volta il regno di Storilandia, così come lo chiama lui, non viene esaltato ma, ahimè, pesantemente criticato. Sì, perché le storie, panacea di tutti i mali, non ci fanno bene, anzi sono proprio come le definiva Platone, ossia rappresentano il peggio che possa capitare ad un uomo che voglia essere libero da tutti i condizionamenti. Con questo acutissimo saggio, Gottschall mette sul piatto tutte le sue conoscenze nel campo della letteratura, delle neuroscienze e della scienza della comunicazione e offre uno spaccato veritiero sul comportamento delle nostre menti quando si tratta di percepire e analizzare storie. Le storie, egli afferma, sono in grado di influenzare i nostri cervelli e sono il metodo più efficace che abbiamo per manipolare il prossimo, quindi possono portare davvero il mondo alla sua totale distruzione. Il lato oscuro delle storie pone molti interrogativi al lettore – spesso inquietanti - ma offre poche risposte poiché, forse, non c’è un modo reale per salvare il mondo dallo storytelling o, perché magari le strategie difensive, gli anticorpi diciamo sono dentro di noi e non possono essere offerte bell’e pronte dalle pagine di un libro. Con una prosa giocosa e ricca di citazioni e riferimenti, Gottschall cerca però in qualche modo di metterci in guardia e lo fa divertendoci e non scadendo mai nella pesantezza o – peggio – nella banalità.

LEGGI L’INTERVISTA A JONATHAN GOTTSCHALL