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Il lavoro del lettore

Il lavoro del lettore

Scriveva Kurt Vonnegut jr.: “Eppure esistono persone che sono in grado di guardare una pagina stampata e di dare vita a interi spettacoli mentali”: questi sono i lettori. Persone che dedicano tempo e passione a decifrare simboli fonetici e segni d’interpunzione. Tante sono le scuse per non leggere: manca il tempo, troppe uscite editoriali, il prezzo. Queste motivazioni sono le preferite di chi non sa leggere. Non che siano persone analfabete, né primarie, né funzionali, ma non sono in grado di affrontare la lettura di un testo lungo e comprenderlo. Saper leggere è la capacità di decifrare il testo scritto e capirne con facilità il contenuto, per decidere autonomamente di perdersi in quelle pagine. È un esercizio continuo, un’arte che si affina col tempo. L’importante non è la velocità di lettura, ma quella di capire e ricordare rapidamente ciò che si legge. Leggere è una funzione astratta, appannaggio solo dell’uomo e non farlo significa privarsi di un conforto, un passatempo e una consolazione. Analizzando la società attuale, sembra proprio che chi non legga o non abbia conoscenze specifiche possa avere successo, fare una vita appagante, essere un bravo cittadino, senza mai avere il dubbio di aver perso qualcosa. Ma quella che si perde è la coscienza di sé e il desiderio di seguire percorsi personali sui temi centrali dell’esperienza umana. Ecco perché leggere è un lavoro, che col tempo diventa un piacere, quello di crescere.....

Il lavoro del lettore ha un sottotitolo che recita: Perché leggere ti cambia la vita. L’autore sostiene questa tesi con competenza e passione. I libri sono una fonte preziosa, un ristoro anche nei momenti difficili della vita. La lettura offre un modo per uscire dalla situazione contingente ed immergersi in un mondo altro, per calarsi nei panni dei personaggi narrati e per vivere esperienze altrui, dalle quali imparare. Lettori si diventa, con molto impegno, ma una volta acquisita questa competenza non la si perde più, continuando ad esercitarla con costanza. Il libro di Dorfles è diviso in grandi temi, che raccolgono titoli classici e moderni. Lo possiamo immaginare come una grande libreria ed esplorarne gli scaffali: l’inetto, isole e formicai, le ziette, la dolce guerra, mielestrazio, camminare pensare e scrivere, indago quindi sono, faustus, profezie distopiche, odisseo. In ogni scaffale troviamo una serie di romanzi, anche meno conosciuti, di cui Dorfles ricorda la trama e lo stile, offrendo così anche preziosi consigli di lettura. Il lettore può usare il libro come strumento, per analogia o per differenza, con la propria libreria e le letture fatte. In chiusura Dorfles ricorda il capitolo di Se questo è un uomo in cui Primo Levi parla dell’Ulisse di Dante al suo compagno di prigionia, l’alsaziano Pikolo, e, parlando in francese, si sforza di recitarne i versi a memoria. Questo passaggio evidenzia che la letteratura ci ricorda che siamo esseri umani, pensanti, anche quando, nelle situazioni più estreme, come Auschwitz, tutto sembra negarlo. Per Dorfles l’importante è che i libri si leggano sulla carta o con un e-reader non cambia, perché in essi c’è qualcosa che difficilmente si trova altrove. “C’è un pensiero simbolico, che nasce da un’esperienza del tutto astratta; e si tratta dell’esperienza che più facilmente spinge ad avere fantasia, a sviluppare idee, a immaginare cose nuove, a pensare soluzioni originali”. I libri possono vivere per sempre, conservati, restaurati, ristampati, con loro si può sfiorare l’immortalità. Sono uno sterminato archivio di ciò che l’uomo ha fatto, visto, studiato, sentito, pensato e sofferto. Sono in poche parole un tesoro alla portata di tutti.

LEGGI L’INTERVISTA A PIERO DORFLES