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Il legato romano - L’onore di Roma

Il legato romano - L’onore di Roma

Treveri, 280 d.C.: il vecchio Gernot è una figura importante tra i Camavi della Tungria ed è convinto che dovrebbe essere trattato con maggiore rispetto. Invece, è costretto a fare anticamera ormai da ore: ha imparato a memoria tutti i tratti dello sconosciuto raffigurato nel busto di marmo davanti a lui e inizia a pensare che sarebbe molto più dignitoso tornarsene tutti al villaggio. Meroband, il capo della tribù, è invece intento a scrutare con attenzione i disegni della pavimentazione a mosaico rappresentanti scene di venationes, con gladiatori e fiere a lui sconosciute. Tutti loro sono stati convocati da Bonoso con una fretta allarmante, attraverso una delegazione di legionari. La situazione è da subito apparsa piuttosto strana e questa attesa li sta snervando, contribuendo a renderli decisamente nervosi. Quando anche le voci degli altri compagni iniziano ad aggiungersi alle loro lamentele e sembra che la situazione stia piano piano degenerando, un ufficiale fa il suo ingresso nella sala per annunciare che il legato è finalmente pronto a ricevere la loro delegazione. Tra Roma e i Camavi della Tungria non c’è sempre stato un rapporto idilliaco: sono arrivati venti anni prima sotto Gallieno, incitati dalle lotte interne all’Impero che sembrava non essere più in grado di difendere la regione delle Gallie. Dopo la sottomissione all’imperatore Aureliano sono riusciti a rimanere nelle terre in cui avevano scelto di stabilirsi, tenendosi alla larga dalle altre tribù germaniche in rivolta contro Roma. Non hanno mai avuto alcuna intenzione di rischiare la loro vita, né quella delle loro famiglie, e questo atteggiamento li ha resi praticamente innocui agli occhi di Roma. Perciò, quando i messi del procuratore imperiale Marcello Bonoso hanno convocato a Colonia tutti i loro capi, nessuno di loro ha potuto rifiutarsi. Ancora ignorano il motivo di questo richiamo – la richiesta di un arruolamento forzato di tutti i giovani guerrieri della tribù? – ma sanno perfettamente che non c’è modo di sottrarsi alle richieste di Roma…

Il bergamasco Guido Cervo, docente di Diritto ed Economia, torna con il terzo capitolo della saga dedicata a Valerio Metronio Stabiano, comandante della XXII legione di stanza sul Reno, dopo il successo dei precedenti capitoli Il legato romano e La legione invincibile. Ed è proprio con L’onore di Roma che, nel 2005, si è aggiudicato il premio Selezione Bancarella. A differenza di molti autori che preferiscono ambientare i propri romanzi storici in periodi più interessanti e – diciamolo – letterariamente redditizi dell’Impero Romano, Cervo prosegue con la sua narrazione addentrandosi ancora più in una Roma ormai corrotta, sempre sull’orlo delle invasioni barbariche che premono sui confini e ne compromettono la stabilità. Fulcro della narrazione di questo terzo volume è l’avventura (“sfortunata”, per descriverla con le parole dell’autore) degli usurpatori gallici Proculo e Bonoso, avvenuta tra il 280 d.C. e il 281 d.C. Che non siano avvenimenti così famosi all’interno della vasta storiografia riguardante l’Impero Romano è evidente, fatto questo che conferma ancora una volta la grande competenza storiografica di Cervo, nonché la sua eccellenza come autore. È, infatti, un piacere ritrovare all’interno delle pagine di questo romanzo alcuni avvenimenti senza dubbio noti da reminiscenze scolastiche, come è ancora più interessante venire a conoscenza dei dettagli meno noti, ma non per questo di minore interesse per il lettore amante di romanzi storici. Ed è senz’altro con curiosità che ci si appresta a ritrovare i personaggi già protagonisti dei due precedenti capitoli della saga, primi tra tutti Valerio Metronio e Idalin. Le descrizioni di Cervo non lasciano nulla al caso, capaci di caratterizzare alla perfezione dal più umile legionario romano al più becero capo barbaro, passando per lo sfondo storico sempre perfettamente contestualizzato. Una curiosità che non farà rimpiangere la conclusione di questo nuovo avvincente capitolo? Questa, che era nata come una trilogia, ha poi visto la pubblicazione di un quarto capitolo della saga: Il generale di Diocleziano. Impensabile, a questo punto, fermarsi qui.