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Il lettore a domicilio

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A Città del Messico, la città “dove è sempre primavera”, il giovane Eduardo è condannato ad un anno di servizi sociali per una ragazzata che gli è costata una macchia sulla fedina penale e l’utilizzo della patente di guida. Grazie all’amicizia della sorella Ofelia con Padre Clark, a Eduardo viene risparmiata la fatica di ripulire il suolo pubblico, dedicandosi invece all’attività di lettore a domicilio parrocchiale. Anche se a Città del Messico è sempre primavera, i rifiuti non sono certo petali profumati. Tuttavia, la grazia concessa ed Eduardo non sembra riscuotere la sua gratitudine. Con la cartella stretta sotto il braccio, il ragazzo di presenta in casa dei suoi ascoltatori, leggendo i libri concordati senza alcuna espressività. Freddo, distaccato e annoiato difronte alle parole di Dostoevskij, Henry James, Daphne du Maurier e Simon de Beauvoir. Al suo pubblico, tra cui spiccano finti sordi, gemelli lugubri e belle donne, tanta svogliatezza non passa certo inosservata, portando Eduardo a dover reinventare i suoi metodi fallimentari. La cameriera della sua tavola calda di fiducia non manca nel repentino tentativo di allontanarlo dall’apatia, ricordandogli in ogni occasione di come abbia la stessa voce della defunta madre: profonda e soave, destinata alla poesia. È proprio grazie al ritrovamento di una raccolta di poesie che Eduardo scopre finalmente le possibilità della sua voce. La raccolta, acquistata dalla libreria da poco aperta nel paese, è di una poetessa misteriosa messicana che alle orecchie del ragazzo suona familiare. Era stato il padre a parlargliene prima che si ammalasse di cancro e che si arenasse, silenzioso e già fantasma, sulla sedia a rotelle. Queste poesie non hanno solo un suono che lo riporta all’infanzia: alla prima pagina vi è una dedica. Dopo averla letta, la voce di Eduardo si fa più abissale che mai…

Fabio Morábito, oltre alla stesura di due romanzi che gli hanno aggiudicato lo Xavier Villaurrutia, ovvero il più ambito riconoscimento letterario in Messico, si è dedicato alla produzione poetica e alla traduzione in spagnolo di numerosi testi internazionali: tra gli italiani, Eugenio Montale e Patrizia Cavalli. Con Il lettore a domicilio, l’autore non descrive solo un tipico ragazzo indifferente alla sofferenza altrui, combina guai, e la sua progressiva crescita personale. Ciò che emerge dalle pagine, è un quadro perfetto della città in cui vive. Il padre di Eduardo, il nostro protagonista, descrive Città del Messico come una città che “invece dell’anima ha piscine”. Pensieri che non vanno mai nel profondo e che, pur promettendo abissi sconfinati, si fermano ad una mera superficie costretti da ristrettezza mentale, pregiudizi e malavita. Anche da Eduardo ci si aspetta di più. Si attende una sua resa al potere dei sentimenti più vivi: amore, carnalità, dolore e rimpianto. Tuttavia, ci si chiede, vale la pena immergersi? Vale la pena preferire la marea imprevedibile e turbolenta alle calme piscine? È lo stesso dualismo di pensiero che abita il cuore e la mente di Eduardo: troppo impaurito per abbandonarsi a sentimenti puri, ma troppo giovane e vivo per non volerli osservare da vicino. La penna di Fabio Morábito non lascia mai macchie d’inchiostro o zone di maggior pressione: è scorrevole, tenue, ma chiara e mirata allo stesso tempo. Pur senza descrizioni ricche di liricità, riusciamo a dare a luoghi e tratti peculiari dei personaggi la giusta importanza. La storia sembra essere narrata essa stessa dalla voce del nostro lettore a domicilio: dapprima distante ed impercettibile fino a diventare un grido di disperata passione.