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Il libro degli amici

Il libro degli amici

“L’interno di un uomo diventa alla fine un labirinto scavato in una dura pietra, di cui egli solo crede di conoscere l’uscita – ma lo crede soltanto”. “Tendere al sapere è un precetto divino per ogni credente; ma chi partecipa il sapere a indegni, appende perle, gemme e oro al collo di porci. Maometto”. “La vittoria morale è spesso un vittorioso suicidio”. “Di tanti vuoti è costruita la pienezza dell’esistenza umana”. “Solo il bene, alla lunga, è degno di considerazione. Immermann”. “Les journaux sont les cimetières des idées. Proudhon (I giornali sono i cimiteri delle idee)”. “Di ragazzi saccenti e vecchi immaturi ve ne sono anche troppi in certe pubbliche circostanze”. “Bisogna credere interamente in qualcuno per fidarsi veramente di lui nei singoli casi”. “Libertas est: qui pectus purum et firmum gestitat. Ennio (Questa è libertà: che uno abbia cuore puro e fermo)”. “Nelle forme superiori delle relazioni umane, anche nel matrimonio, nulla dovrebbe essere accettato come qualcosa di fisso, anzi neppur di dato, ma tutto è il dono del singolo attimo, e ogni attimo abbraccia un universo”...

In occasione dell’uscita del volume numero 100, Adelphi decise di pubblicare – per la prima volta in Italia in questa forma – Il libro degli amici di Hugo von Hofmannsthal, poeta e drammaturgo tedesco, come dono ai suoi lettori. L’autore poco prima di morire lo aveva pubblicato nel 1922 con lo stesso intento, scegliendo una edizione preziosa dal taglio dorato in 800 esemplari destinati a lettori di qualità come fossero “amici”; probabilmente si era ispirato a Goethe che la stessa cosa aveva fatto con uno scritto al quale avrebbe voluto dare proprio questo nome e che poi si intitolò Diario occidentale-orientale. Sono proprio le parole di Goethe, riportate dalla curatrice e traduttrice nell’utilissima nota finale, a chiarire perfettamente il senso (anche) di questo aforismario di Hofmannsthal. “Il libro degli amici contiene serene parole di amore e simpatia che in certe circostanze vengono offerte a persone amate e stimate, solitamente al modo persiano con i margini arabescati d’oro”. “Una conversazione tra amici di pari grado”, aggiunge ancora la Bemporad, nella quale Hofmannsthal si pone con garbo e sensibilità quale moderatore senza eccessi, senza polemiche, senza mai sentenziare, come fine conoscitore dell’animo umano. Gli aforismi sono per la maggior parte suoi, ma altri appartengono ad autori più o meno noti ma sicuramente da lui apprezzati e appartenenti a varie epoche e culture. In particolar modo quelli riguardanti la riflessione sull’arte, che sono molti, mettono sovente a confronto la cultura tedesca e quella francese. Ma Hofmannsthal scrive di letteratura, di artisti, di morale, di fede, di religiosità, di spiritualità, di Storia, di etica, di conoscenza, di comunicazione tra gli uomini. Particolarmente interessanti i pensieri sul linguaggio e le parole, “un intagliare nello spazio, per dar volto al nulla”. Sorprende una riflessione assai moderna quando dice che “La natura compenetra tutto col mistero dell’incomprensione: questa regna persino tra il prodotto spirituale e il suo creatore” e ancora di più questo tipo di affermazione: “Vivendo costantemente in un mondo che non ha sensibilità per la lingua e che la parola difficilmente riesce a scuotere, si rischia tanto più di ferire i singoli con quel che si dice e di esporsi, parlando, ad essere fraintesi”. Non sembra qualcosa che ci appartiene profondamente? Evidentemente una particolare sensibilità ha consentito in ogni epoca questa percezione di straniamento e inadeguatezza dei mezzi espressivi, in primis delle parole. Ancora da Bemporad sappiamo che, almeno vent’anni prima dell’uscita di questo libro, Hofmannsthal desiderava pubblicare una raccolta di detti, destinata ad essere ampliata e ristampata più volte, che voleva intitolare Apophtegmata o Nosce te ipsum. In Italiano il libro fu pubblicato insieme ad altri scritti come i diari in un solo volume dall’editore Vallecchi di Firenze nel 1963; questa di Adelphi contiene in Appendice alcuni aforismi aggiunti nell’edizione curata da Rudolf Alexander Schroeder nel 1929, ritrovati tra le carte dell’autore, che seguiva la prima pubblicazione del 1922 ad opera – come si è detto – dello stesso Hofmannsthal. Un libriccino elegante da tenere magari sul comodino, per leggere qualche bel pensiero di tanto in tanto prima di dormire.