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Il libro dei gaeli

Il libro dei gaeli

Creagh, West Cork, 1975. Joseph vive con il padre Fraser e il fratello minore Paul nella campagna del sud-ovest dell’Irlanda, nella casa lasciata dalla madre, situata vicino alla laguna dove quest’ultima è scomparsa prematuramente annegando dopo essere caduta dal gommone utilizzato per un’escursione. Fraser ha provato ad allontanarsi da quella abitazione e dai ricordi, riportando in Scozia, sua terra d’origine, ciò che restava della sua famiglia. Anche lì, però, non è riuscito a sentirsi a casa, per cui i tre si sono nuovamente trasferiti a Creagh. Fraser spesso si chiude nella sua camera e i ragazzi lo sentono battere sui tasti della macchina da scrivere grigio metallo per comporre poesie che a volte arrivava pure a spedire, altre invece finiscono nella carta straccia. La costante tristezza e depressione lo porta a chiudersi in se stesso, trascurando i figli e facendoli vivere in uno stato di abbandono e povertà che prova a mitigare facendoli entrare in una scuola religiosa, senza però i risultati sperati. Inaspettatamente Fraser riceve una lettera da un editore di Dublino, apparentemente interessato a pubblicare le sue poesie. Portando i figli con sé, Fraser parte per un viaggio disperato alla ricerca di un riscatto e di un futuro migliore, arrancando per le strade irlandesi e sperando nella bontà d’animo di chi potrebbe aiutarli in modo spassionato e caritatevole...

Terzo libro del cantautore scozzese James Yorkston, con undici album da solista e altri due libri all’attivo, Il libro dei gaeli racconta una storia affascinante, velata di una costante malinconia che sembra pervadere anche i momenti meno bui dell’esistenza e del viaggio dei protagonisti per Dublino. La storia è interamente raccontata da Joseph, il figlio maggiore di Fraser, di dieci anni, che mette in evidenza il punto di vista dei bambini e le loro azioni anche nei momenti in cui il padre si isola nella propria stanza e nel proprio dolore. Al lettore sembrano momenti infiniti, ad esempio quando giocano con i resti di alcune mosche che sono morte all’interno della casa, le mettono in ordine sulle scale, con pazienza e attenzione, minuziosamente, per cercare di non pensare alla fame e nell’attesa che il padre si rivolga finalmente a loro. L’infanzia di Joseph è presto messa a dura prova, costretto com’è a diventare adulto prima del tempo. Ascoltando il padre di nascosto, scopre la vera natura e le cause della morte della madre, saltata in acqua per salvare lui da bambino, e annegata perché Fraser non ha potuto lasciare né lui né Paul da soli sul gommone per aiutare la moglie. Anche il viaggio verso Dublino è un viaggio verso l’età adulta e il disincanto, la prova di quanto siano rimasti solo loro tre al mondo su cui possono contare, su quanto il freddo, la fame, la pioggia e la stanchezza pesino, soprattutto quando si protraggono per giorni e giorni. Nonostante tutte le disavventure e i momenti di rabbia del padre, il sentimento che Joseph descrive o fa intuire, non è mai di rancore, di odio o di rabbia, ma sempre fiducioso e al contempo preoccupato per quell’unico genitore devastato dalla perdita del suo grande amore. Alle sue spalle lascia incubi, amarezza e delusioni, cerca di non perdere mai il coraggio e di proteggere sempre il fratello minore, con un’umanità incredibile. I capitoli sono abbastanza brevi, incalzanti, come nell’attesa di un riscatto e di una degna conclusione, destano maggiore curiosità e attenzione man mano che si prosegue nella lettura. Tra i capitoli, si intervallano le poesie di Fraser, un flusso di pensieri diretto, malinconico e pieno d’amore. Sulla copertina, una valigia di pelle invecchiata circondata da erba verde: l’emblema del viaggio, negli anni Settanta, nella natura irlandese.