Salta al contenuto principale

Il libro dei Vetuschi

illibrodeivetuschi

I Vetuschi sono così stupidi che si stupiscono di non essere già estinti. Vivono arroccati su una collina senza alcuna attrattiva particolare e si dedicano alla coltivazione di ciò che cresce con più facilità dalle loro parti: le banane, le piante carnivore e i capelli. Vuttonio, il Re dei Vetuschi, è in preda alla sconforto: è necessario ridipingere il Palazzo Imperiale, ma il colore che è stato scelto di comune accordo – il blu puzzetta - forse non esiste. Decide così di consultare Klaretta, la gallina gigante, che dispensa oracoli di buon senso: niente da fare, quello è un colore fanfaroccolo, pertanto gli stolidi Vetuschi farebbero meglio a rivolgersi a degli imbianchini professionisti, quando si tratta di ridipingere un edificio. Ci sono degli imbianchini, per esempio, presso il vicino popolo degli Gnuminidi. Vuttonio propone di attaccarli, come al solito, e rapire i loro imbianchini. Peccato che gli Gnuminidi se ne stiano andando, appunto stremati e stufi dei continui attacchi vetuschi. Yucchi, ragazzino intelligente, pertanto unica eccezione del suo popolo, decide di andare a trovare gli Gnuminidi perché, al netto della loro indiscutibile stranezza, sono un popolo davvero ammirevole. E soprattutto, come farebbero i Vetuschi senza di loro?

Chi stesse pensando che la storia incomincia da qui, si sbaglierebbe di grosso, perché ancora non ha fatto la sua comparsa Cigoletto, i Vetuschi non sono partiti alla volta del vulcano puzzolente nella terra dei Pandragoli, Yucchi non ha potuto provare del tutto il potente effetto di un paio di occhi verdi e non è nemmeno volato un ragazzino con la catapulta. Quindi è presto per tirare le somme (che se siete Vetuschi, nemmeno sapete fare), ma non è mai troppo tardi per gridare “Iucchiiiiiii!”, l’espressione vetusca di massimo e generico entusiasmo, alla salute di questo libro a dir poco esilarante. “Tutti i popoli imparano dall’esperienza... tranne uno”. Indovinate di chi si tratta? Dei Vetuschi, naturalmente, che a onor del vero ogni tanto qualcosa la imparano. Ma quello che più piace di questo libro illustrato da Stefano Tartarotti è il divertimento puro che sa generare. Invenzioni linguistiche, dialoghi di scoppiettante idiozia, copricapi mirabolanti, occhi neri per finta e sul serio: testo e immagini collaborano con rara sintonia a una narrazione entusiasmante, che farà ridere di gusto piccoli e grandi. Senza contare che la storia di un popolo idiota che nonostante tutto non si estingue è davvero un messaggio di grande speranza: iucchiiiii! Dagli 8 anni circa in poi.