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Il libro dell’oca

Il libro dell’oca

“La nostra felicità non doveva avere radici né essere immobile”. Perché, d’altronde, non siamo alberi. Questo lo sapeva, e lo sa, bene anche Agnes. Lo ha imparato a sue spese. Corre l’anno 1966 e ci troviamo in America, precisamente a Lancaster, in Pennsylvania. Agnes riceve una lettera da sua madre che le annuncia sia la nascita di un suo pronipote sia la morte della sua cara amica di gioventù, Fabienne. Leggendo quelle notizie, Agnese torna indietro nel tempo e d’un tratto si ritrova a Saint-Rémy, in Francia. Lei e Fabienne sono solo delle bambine che crescono e giocano insieme. Sono l’una l’opposto dell’altra. La prima è una ragazza dalle buone maniere con ottimi voti a scuola e ignorata dalla sua famiglia che non sentirà la sua mancanza quando un giorno comincerà a viaggiare per il mondo fino a ritrovarsi negli Stati Uniti, dove alleverà oche che saranno per lei come dei figli non essendo diventata mai mamma, e dove tutto il vicinato la definirà come “la sposa francese” facendola sentire sempre una straniera. La seconda è una ragazza vivace, forte, intelligente, totalmente devota al padre e al fratello dopo la scomparsa della mamma e anche quella della sorella, morta di parto, che le ha causato un trauma psicologico tale da ideare sempre storie macabre dove a scomparire sono sempre dei bambini. Un giorno decidono di chiedere aiuto per scrivere un libro basato proprio su quelle storie a Mr Deveaux, un abitante di Saint-Remy rimasto vedovo da poco: da quel momento in poi nulla sarà più come prima…

Quando si prende in mano un romanzo scritto da Li Yiyun si sa già che non è un libro banale, scontato. Lo stile della scrittrice cinese residente negli Usa ha un’impronta innovativa, originale, moderna. Non ci sorprende infatti sapere che nel 2010 è stata menzionata tra i migliori venti scrittori under 40 e che sempre nello stesso anno ha vinto il MacArthur Genius Award, un premio assegnato agli statunitensi o a chi risiede negli States per essersi contraddistinto per l’originalità e costante attenzione verso la propria creatività – vinto tra l’altro anche da David Foster Wallace, in passato. Li Yiyun ne Il libro dell’oca pone l’accento sul periodo dell’infanzia e su quanto i nostri primi anni di vita, i nostri primi passi, le nostre prime amicizie possano segnare il nostro percorso umano, anche a distanza di anni. Tutto quello che viviamo lascia un segno indelebile dentro di noi, che lo vogliamo o no. Sta sempre a noi decidere come cogliere le cose belle, ma anche quelle difficili, della vita. Perché la felicità a volte può essere una sensazione effimera o un’illusione. La stessa Fabienne nel libro si e ci domanda “Come si coltiva la felicità?”. Ma non basterebbe una vita intera per trovare una risposta. Il libro dell’oca è un romanzo ideale per chi vuole mettersi in discussione a livello emotivo, per chi non ha paura di affrontare i propri ricordi e per chi ritiene che gli amici, nel bene o nel male, siano importanti.