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Il libro di tutti i libri

Il libro di tutti i libri

Prima di ogni inizio c’era Iavhé, con la sua figlia Torah (Legge) e l’altra figlia Hokhmah (Sapienza). Finché Iavhé non decise che Torah dovesse scendere sulla Terra. Da lì inizia la Creazione. Ma l’ordine del mondo passa attraverso generazioni di re, da Saul a David, e generazioni di sangue sparso su ordine di Iavhé: il regno è un olocausto, è un anatema che non fa altro che portare altri lutti, altre morti, altro sangue. “La sovranità regale giunse a Israele come una fosca necessità dovuta al corso dei tempi. Qualcosa di torbido, convulso e opaco accompagnò quel potere nel suo primo manifestarsi in Saul e David. [...] Come se una incessante tempesta di vento avvolgesse la vita dei due primi re che avevano ricevuto l’unzione”. Perché sono gli uomini a volere un re, quasi non riconoscendo sufficiente la presenza del loro dio, Iavhé, sempre più imperscrutabile, i re li hanno voluti gli uomini, il popolo di Israele. Finché non arriva il tempo della conciliazione che comincia con Salomone, il re saggio unto dal Signore già ad 11 anni, colui che finalmente può costruire il tempio che David, le mani sporche di sangue, non poté erigere. E la pace, secoli dopo, è quella che invoca Gesù citando il profeta Osea (“Misericordia io voglio e non sacrifici / la conoscenza di Dio più degli olocausti”), ponendo fine alla maledizione dei re e inaugurando invece l’inizio del regno dei cieli…

Con Il libro di tutti i libri Roberto Calasso continua e forse conclude il ciclo di saggi sull’uomo e la sua spiritualità. Calasso ha portato probabilmente a compimento un’opera articolata in varie parti, ciascuna autosufficiente ma tutte connesse tra loro. Sono stati pubblicati altri nove titoli prima di questo, per un totale di oltre quattromila pagine, tutte per l’Adelphi. E sono: La rovina di Kasch (1983), una storia del Moderno con protagonista Talleyrand; Le nozze di Cadmo e Armonia (1988) sulla Grecia antica e sui suoi miti; Ka (1996) sui miti indiani, dai Veda al Buddha; K. (2002) su Franz Kafka; Il rosa Tiepolo (2006) su Giambattista Tiepolo; La Folie Baudelaire (2008) sulla Parigi dell’Ottocento; L’ardore (2010) sulla metafisica nei rituali vedici; Il Cacciatore Celeste (2016) su dèi, animali e uomini dal Paleolitico alla macchina di Turing; e L’innominabile attuale (2017) sulla più stretta attualità. È un percorso progressivo che Calasso ha sintetizzato nell’esergo citato da W. Goethe: “Così, libro dopo libro, il libro di tutti i libri potrebbe mostrarci che ci è stato dato perché tentiamo di entrarvi come in un secondo mondo e lì ci smarriamo, ci illuminiamo e ci perfezioniamo”. E proprio con Il libro di tutti i libri, attraverso una riscrittura parsimoniosamente commentata della Bibbia e dei testi della tradizione ebraica e non solo che ruotano intorno ad essa, si compie il cammino spirituale che unisce l’uomo a Dio, che dal caos della guerra e dell’anatema, passa alla pace, dalla Legge alla Saggezza ed alla Conoscenza. Il testo va oltre il concetto di saggio, perché non si accompagna con riflessioni esplicite, ma si intreccia ad una trama sottile di testi che puntano a contenere, a mo’ di enciclopedia, la spiritualità umana. Non è soltanto una riscrittura ordinata, ma un tentativo di dare ordine alle diverse scritture con lo scopo di rendere anche nella sua incoerenza tutto il percorso verso la luce, come voleva Goethe. Tuttavia non convince la struttura frammentaria e a volte inconcludente: più che un libro è una raccolta di appunti appena riordinata, al contrario del suo stesso modello, la Bibbia, che Calasso sembra dimenticare essere anzitutto un testo narrativo.