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Il libro Franza

Il libro Franza

Martin, nel treno che lo porta al vecchio casolare di campagna, legge e rilegge il telegramma ricevuto da sua sorella Franziska. Franza per tutti, ormai. Lei, che quando lui era piccolo gli ha fatto da genitore e unica famiglia. Lei, visionaria e coraggiosa e anticonformista ragazza di campagna, che è riuscita a diventare la “musa” dei salotti accademici di Vienna. È riuscita nel salto sociale grazie alla sua scrittura e al suo linguaggio che hanno incantato tutti e tra quei tutti c’è anche il “fossile”. Il marito accademico che ama circondarsi di persone arroganti e vuote come lui e al quale piace “sfoggiare” quella donna molto più giovane, vitale, intraprendente e indipendente, diventata, ora, una sorta di geisha al suo servizio. È questo che pensa Martin rileggendo il telegramma della sorella, e anche quando scende dal treno per percorrere a piedi la distanza che lo separa dal vecchio casolare di famiglia il suo unico pensiero resta Franza, per questo ha intrapreso quel viaggio del ricordo. Per ritrovare la meravigliosa sorella ormai distrutta e rovinata dal “fossile”. Lui, Martin, in quella casa di Vienna ha diradato le visite e quello a cui ha assistito nelle ultime volte in cui ci è andato lo ha angosciato e addolorato oltre ogni cosa. Per questo, ora, per lui è fondamentale ritrovare Franza. Il casolare di campagna sperduto appartiene solo a loro due. Il marito di Franza, fortunatamente, non lo conosce e non vi si è mai recato. Un posto in decadenza ma incontaminato. Sa che sua sorella è li. E la vede subito, appena varca la porta. È nel letto, da cui sbucano i piedi nell’estremità del materasso. Lei lo sente e allora cerca di cambiare posizione, di mettersi a sedere eretta. Martin si avvicina e la bacia sui capelli che odorano di sporco e solitudine e disfacimento. Vedendola così si chiede: che fine ha fatto l’adolescente Franziska che aveva in sé tutta la luce del mondo? A questa muta domanda risponde proprio lei, Franza, parlandogli in italiano, la loro lingua segreta da bambini, appresa dai braccianti venenti e perfezionata con la lettura dei libretti di opera lirica. “Sono sfinita e stanca e morta e muta”...

Che grande regalo ha fatto Adelphi ai lettori italiani! La Letteratura vera, con la L maiuscola, che mancava da qualche anno nelle librerie di questo Paese. Quella forma di Arte che non istruisce solo alla lettura ma essenzialmente alla scrittura. Leggere Bachmann, così come leggere per esempio Pavese, fa comprendere che le parole non sono e non possono essere solo parole ma che se usate con maestria, con genio personale, con una base di lavoro e istruzione strutturata, con esperienze di vita anche estreme possono generare qualcosa. Che non è solo scrittura e non è solo racconto. È la capacità, di cui la Natura ha dotato solo pochissimi, di edificare mondi, dimensioni, esperienze sensoriali e mutamenti di umore veri, estremamente reali e sentiti e solo utilizzando e mescolando tra loro le parole e i termini più giusti. Se si è la Bachmann parole come deserto morte vita uomini fratello tè Vienna vino viaggio smettono di significare quello che per convenzione hanno sempre significato e acquistano un senso diverso e nuovo. Una dematerializzazione che è necessaria per percepire una natura sconosciuta che è soprattutto dentro all’essere umano oltre che nel mondo che lo circonda. Sono flash, sono immagini, sono reminiscenze ancestrali. Eppure quelle parole, chi legge, le ha sempre udite e comprese in un modo altro. Le ha sempre lette dandole per scontate. I piani di lettura e comprensione de Il libro Franza non sono solo molteplici ma amalgamati e confusi tra loro in maniera così eccezionalmente raffinata che anche dopo la terza lettura sfuggono. Oppure anche alla prima lettura possono essere percepiti ma non compresi fino in fondo. E questo perché Il libro Franza contempla una formazione personale impostata, articolata, strutturata da letture e libri che possono propedeuticamente “preparare” a comprendere una autrice come Bachmann. L’alternativa è leggerlo e basta. Come si legge un’altra storia qualsiasi e attendere che le parole, le immagini, gli stimoli sensoriali arrivino dopo, anche dopo un mese o un anno. Anche quando non ci si pensa più. Sedimentati in quella parte di coscienza che ognuno possiede anche se non se ne ricorda mai. Parole che scricchiolano in bocca in frasi e periodi costruiti attraverso una architettura derivante da una genialità artistica impossibile da definire ma comprensibile per la grandezza e la potenza che rimanda a chi legge. Come in una cattedrale medievale in cui ogni cappella o nicchia votiva vive di esistenza, devozione e stupore propri. E così, una volta fuori dalla cattedrale, si finisce per rammentarsi solo di loro e non dell’intera costruzione. Si chiama Arte. E parla agli uomini solo con questo linguaggio: il più ancestrale e incontrovertibile. Il libro Franza è in realtà un libro mai nato messo insieme dopo la tragica morte dell’autrice da studi profondi di appunti, bozze, convegni e interviste lasciati dalla stessa Bachmann e amalgamati da studiosi come Monica Albrecht e Dirk Göttsche sotto la direzione scientifica di Robert Pichl. È tutto spiegato, anche dalle parole della stessa autrice, nelle quaranta pagine di introduzione alla trama. Un libro che non si può inserire in nessun genere che non sia letteratura di eccellenza e al quale non si dovrebbe dare nessun voto perché sarebbe come dare un voto a una qualunque delle forze della natura che incombono sull’essere umano.