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Il libro maledetto

Il libro maledetto

1516. Thomas Babel, figlio del cuoco al servizio della famiglia Fugger, una delle più potenti e ricche di Augusta, sogna di essere il primo tedesco a sbarcare sulle famose Isole delle Spezie. Cresciuto con le storie del padre ed avuta la fortuna di ricevere la stessa educazione dei fratelli Fugger, ha imparato ad amare i libri e a farsi trasportare da loro in epoche e in luoghi diversi: come nel caso del mito di Dafne e Apollo, il cui amore gli ricorda il sentimento che lui prova da sempre per Ursula Welser. Il destino vuole che nel momento, tanto auspicato, in cui la ragazza le rivela di contraccambiare, la vita di Thomas prende una piega inaspettata: il padre, accusato illegittimamente di aver tentato di avvelenare un membro della famiglia Welser, viene giustiziato sul posto. Il ragazzo, incredulo e inorridito dall’ingiustizia ordita dalle trame politiche, in grado di rendere vittima persino un innocente, temendo ripercussioni, è costretto a fuggire dalla città. Sulla sua strada, si imbatte nel cantastorie napoletano Massimiliano che lo incanta con i suoi racconti sul Nuovo Mondo e che, vedendo il ragazzo in difficoltà, decide di prenderlo con sé come aiutante nei suoi spettacoli. Arrivati ad Anversa, in pieno fermento per la riforma protestante, Thomas scopre che i libri non sono soltanto una passione, ma, con l’invenzione della stampa, sono diventati un’arma potente capace di cambiare il mondo perché consentono la diffusione delle idee e la comparsa del senso critico. Ma questa rivelazione ha per lui un caro prezzo che lo obbliga, nuovamente, a scappare, questa volta in Spagna: da stampatore diventa mercante di libri e inizia a prestare servizio proprio presso Fernando Colombo, figlio del celeberrimo navigatore e proprietario di una delle biblioteche più fornite d’Europa, dalla quale, però, nonostante la blindatissima vigilanza, è stato rubato un libro…

La scelta di ambientare il romanzo all’epoca della riforma luterana ed evidenziare l’importanza che la scoperta della stampa assunse non soltanto nella storia, ma soprattutto nella diffusione delle idee politiche e religiose, come nel caso di Erasmo e Lutero rappresenta certamente un pregio di questo libro. Difatti, ogni personaggio con cui Thomas dialoga sembra essere occasione per discutere dell’importanza dei libri, dell’invenzione della stampa e della rivoluzione culturale in atto in quel periodo: dalle persone che rischiano la propria vita per farli circolare a quelli che li mercanteggiano per denaro, fino ai collezionisti bramosi di averli tutti, convinti che la cultura incrementi il proprio potere. Tuttavia, nonostante questa tematica sia intrigante, così come l’idea di utilizzare il dato storico relativo alla biblioteca del figlio di Colombo, soprattutto alla luce del genere di appartenenza, esse si rivelano progressivamente soltanto due dei tanti spunti presenti all’interno del libro, non vagliati e scarsamente curati. In particolare, nonostante la lettura scorra gradevolmente, secondo una composizione equilibrata tra dialoghi e descrizioni, grazie anche al registro semplice utilizzato, la trama risulta non lineare; sembra che l’autore, concentrato sull’intenzione di tenere il lettore con il fiato sospeso per costruire un thriller rispettabile, senta l’esigenza di aggiungere sempre un diversivo inaspettato per renderla interessante, non approfondendo, al contrario, gli ingredienti già abbondanti che di per sé sarebbero stati efficaci e sufficienti a delineare una storia avvincente. Ne consegue una moltiplicazione di storie che non si intrecciano l’una con l’altra con omogeneità e, talvolta, anche logicità. Ne costituisce un chiaro esempio, l’idea, spesso utilizzata, di iniziare i capitoli con le storie dei personaggi secondari, come nel caso di Rosalinda o Doña Manuela, espediente narrativa che fa presagire che gli eventi avvenuti nel corso della loro vita abbiano un’incidenza sul corso del racconto o, almeno, siano più utili per inquadrare la personalità; invece, finiscono per rimanere soltanto delle mere presentazioni fini a se stesse di personaggi, già privi di caratterizzazione e non approfonditi, che addirittura, in certi casi, addirittura spariscono senza lasciare alcuna impronta nella narrazione. Addirittura il protagonista, sebbene abbia delle caratteristiche in più, rimane anonimo, si arriva al fondo senza conoscerlo e non perché l’intenzione dell’autore sia quello di renderlo misterioso, ma perché è statico, senza evoluzione o involuzione, anzi quasi adattato alla trama e alla direzione che essa deve prendere. E naturalmente tutto ciò si riverbera inevitabilmente sulla storia in sé che, nonostante i presupposti promettenti, assume un risvolto scontato, mascherato dall’insistente impegno di ricondurre tutto al concetto di destino che riporta Thomas dove e con chi avrebbe voluto essere fin dall’inizio.