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Il maggiore e Cher Ami

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“La cosa più sorprendente di tutte è la nostra capacità di tornare sempre a casa”. Cher Ami, più euforica che stanca, ascolta con attenzione sua madre Lady Jane. Lei e sua sorella, Miss America, sono appena rientrate dal primo volo fuori dalla piccionaia, a un chilometro e mezzo dalla fattoria di John. Ormai sono uscite dalla pubertà e John ha deciso che è giunto il momento di far loro spiccare letteralmente il volo. Per la prima volta, Cher Ami è diventata consapevole delle sue straordinarie capacità di orientamento, mentre la velocità è stata una scoperta successiva. Quello che l’ha sorpresa maggiormente in volo è stata la capacità dei suoi occhi di poter vedere ogni piccolo dettaglio del panorama che la circonda. Non riesce a focalizzarsi bene sul discorso che le stanno facendo i suoi genitori: riesce solo a pensare a quella sensazione di urgenza e impellenza che, appena liberata nel cielo, l’ha portata ad attivare tutti i suoi sensi pur di tornare a casa. “Viviamo in una ‘casa’ ma per noi la parola casa suggerisce un’azione, il tornare”, continua Lady Jane. Ecco! È quella necessità impellente lo scopo della sua vita, dovuta non dal timore di essere nel mondo esterno ma spinta da quella voce che spinge ogni piccione a tornare a casa anche a distanza di mille chilometri; una voce che le dirà sempre di tornare a casa, anche con un proiettile nel petto e una zampa in meno tra i cieli della Francia occupata…

È una storia vera, quella del romanzo della poetessa e scrittrice Kathleen Rooney, che narra da una diversa prospettiva le eroiche gesta del piccione Cher Ami e del maggiore Charles Whittlesey. Era il 3 ottobre del 1918 quando Whittlesey, al comando di 500 americani (il cosiddetto “Battaglione perduto” della 77sima divisione dell’esercito) si ritrovò bloccato in un cul-de-sac al di là delle linee nemiche tedesche in Francia, senza cibo e senza munizioni. Una situazione drammatica considerando che la divisione subiva anche il fuoco amico, ignaro della loro posizione. Su 500 uomini, solo 194 riuscirono a salvarsi grazie all’intervento di Cher Ami; quest’ultimo era un piccione viaggiatore femmina addestrato al seguito dell’esercito americano, unico che – nonostante le ferite riportate – fu in grado di portare il messaggio del generale Whittlesey al quartier generale statunitense, distante ben 25 chilometri dal luogo dove i soldati erano bloccati. Insignita della Croce di Guerra per i suoi servizi offerti durante la guerra, Cher Ami è considerata una degli eroi della Prima Guerra Mondiale tanto che attualmente il suo corpo è conservato nel National Museum of American History di Washigton. Una storia che viene narrata dalla Rooney in prospettiva, ovvero dopo la fine della guerra; uno stesso racconto fatto però secondo due sguardi differenti: Cher Ami racconta la sua storia dalla teca del museo nel quale è conservata; Whittlesey, deciso ormai a lasciarsi tutto alle spalle, rivede la guerra in qualsiasi luogo, in qualsiasi attesa, in ogni viaggio piccolo o grande che compie pur di allontanarsi da un passato che non lo lascerà mai. Il campo di battaglia, l’angoscia dei soldati e degli animali ma anche il loro eroismo, il dolore e il disgusto creato dalle ferite e dalla morte, l’orrore di essere bersagliati dalle proprie file amiche sono rese dalla Rooney in modo tale da dare la sensazione di essere dinnanzi a una pellicola cinematografica, piuttosto che un libro.