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Il Male in Medicina - Scienza, nazismo, eugenetica

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È la notte tra il 20 e il 21 aprile del 1945. La Germania nazista è sull’orlo della capitolazione. L’Armata Rossa del maresciallo Zukov sta completando la manovra di accerchiamento di Berlino. Adolf Hitler, già chiuso nel bunker della Cancelleria, festeggia il suo cinquantaseiesimo e ultimo compleanno sotto il rombo dei cannoni sovietici. Ciò che sta per accadere nella scuola di Bullenhuser Damm, alla periferia di Amburgo, è l’agghiacciante, orribile conclusione di un esperimento iniziato dal medico nazista Joseph Mengele, che ha personalmente selezionato 20 bambini ebrei tra i 5 e i 12 anni - 10 maschietti, 10 femminucce -, provenienti dal campo di sterminio di Auschwitz - Birkenau. Colui che passerà alla storia come “l’angelo della morte” ha inviato i piccoli presso il campo di concentramento di Neuengamme, promettendo loro, con efferata crudeltà, che lì avrebbero presto rivisto i loro genitori. A Neuengamme i bimbi hanno invece incontrato un altro medico nazista: Kurt Heissmeyer, il vero ideatore della sperimentazione. Il dottor Heissmeyer è un uomo ambizioso: aspira a una cattedra universitaria, ed è convinto di riuscire a raggiungere quel ruolo attraverso la preparazione di un vaccino anti-tubercolare ottenuto mediante l’iniezione del bacillo di Koch per via sottocutanea. Grazie ad amicizie importanti - suo cugino, August Heissmeyer, generale delle SS, gli ha permesso di entrare in contatto con Oswald Pohl, coordinatore amministrativo e ispettore generale dei campi di concentramento e sterminio, e soprattutto con Leonardo Conti, Segretario di Stato alla Sanità del Reich (titolo equivalente a quello di ministro) - Heissmeyer ha ottenuto di poter sperimentare il preparato su cavie umane. A farne le spese sono stati prima alcuni prigionieri di guerra russi. Poi è toccato ai venti bambini selezionati da Mengele. Heissmeyer ha iniettato loro estratti del germe tubercolare per tre mesi, e ha cercato di documentare - inutilmente - una reazione, asportando loro e analizzando i linfonodi ascellari. Il tempo degli esperimenti è però giunto al termine. Il campo di Neuengamme potrebbe essere raggiunto dalle truppe alleate da un momento all’altro. Come giustificare la presenza dei bambini? Il 20 aprile, il comandante del campo, il colonnello delle SS Max Pauly, riceve dal Comando Generale di Berlino l’ordine di eliminazione. Quella stessa notte i venti minori vengono caricati su un autocarro assieme a due medici francesi, due infermieri olandesi, testimoni della sperimentazione, e sei prigionieri russi. Il mezzo si ferma davanti a un edificio in mattoni rossi: è la scuola di Bullenhuser Damm, che ospita una piccola sede distaccata del campo di concentramento. Nei sotterranei della scuola vengono prima uccisi gli adulti. Ai bambini, il medico nazista del campo, Alfred Trzebinsky, inietta della morfina. I piccoli, sedati, vengono impiccati. I resti dei corpi, riportati nel campo di Neuengamme, vengono cremati per cancellare ogni traccia del crimine compiuto. Heissmeyer, che ha condotto la sperimentazione, non è presente nel lager al momento della esecuzione. Continuerà a esercitare il suo mestiere a Magdeburgo, nella Germania dell’Est, fino al 1963, quando verrà arrestato e condannato all’ergastolo, poiché non si riesce a provare il suo coinvolgimento diretto nell’eccidio. Morirà da detenuto, per attacco cardiaco, nel 1967. Trzebinsky, che ha supervisionato l’operazione e iniettato la morfina ai bimbi, verrà processato e condannato a morte dagli alleati: finirà impiccato nell’ottobre 1946: nel corso del processo dirà di non aver mai pensato di disobbedire all’ordine di esecuzione: “si trattava solo di Ebrei”, ammetterà di fronte alla corte. Come è stato possibile che dei medici abbiano calpestato i principi di cura, le linee etiche, e si siano macchiati di aberrazioni, crudeltà efferate, senza alcun rispetto per la dignità umana? Che abbiano deliberatamente e con determinazione “compiuto azioni malvagie sottraendosi al loro dovere di cura e di aiuto e violando deliberatamente il Giuramento di Ippocrate”? Come è stato possibile che individui come Josef Mengele, Eduard Wirths (responsabile medico del campo di Auschwitz - Birkenau), Alfred Trzebinsky, Kurt Heissmeyer, August Hirt (professore di Anatomia presso l’Università del Reich di Strasburgo, che fece uccidere nella camera a gas 86 deportati ebrei allo scopo di allestire una esposizione antropologica per dimostrare l’inferiorità degli esseri umani di etnia ebraica) e molti altri, abbiano potuto asservire l’arte e la professione medica all’ideologia del Terzo Reich?

“Esistono alcuni argomenti che attraggono e allo stesso tempo respingono. Episodi storici che non si vorrebbe conoscere o dover studiare, ma che pongono domande così impegnative e coinvolgenti da non potersene astenere senza avvertire una spiacevole sensazione di barare alle regole del gioco. Nel raccontare l’evolversi del pensiero medico e scientifico non possiamo in alcun caso tacere su un suo lato oscuro, forse il versante più tenebroso e impresentabile della materia…”. Federico Edoardo Perozziello, milanese, è medico e storico della medicina. Autore di diversi saggi, interessato al rapporto tra medicina e filosofia, è stato docente a contratto di Logica e Filosofia della Scienza presso l’Università degli Studi di Milano, e di Antropologia medica presso l’Università degli Studi dell’Insubria. Ne Il Male in Medicina l’autore parte da una accurata analisi dell’humus storico, filosofico e culturale che permise la genesi e l’attecchimento delle ideologie fascista e nazionalsocialista: dal distacco sempre più marcato tra etica, ricerca, e sviluppo tecnologico, rilevato dal filosofo tedesco di origini ebraiche Edmund Husserl, alla dottrina della “scienza amorale”, derivata dall’impostazione filosofica utilitaristica anglosassone del XVIII e XIX secolo, unita al “darwinismo sociale”, deriva incontrollata della teoria della evoluzione, diffusasi tra il XIX e il XX secolo. Perozziello indaga nei meandri del disegno ideologico nazista e della sua realizzazione, strutturata e condotta in maniera sistematica, radicale, brutale, sorretta dall’opera pervasiva di una dottrina in grado di far sentire il singolo del tutto deresponsabilizzato di fronte a scelte e ad azioni contraddistinte da totale inumanità e, nel caso specifico della sua declinazione medica, dal “completo sovvertimento dei valori della medicina”. L’ideazione e la messa in atto dei programmi di eugenetica - che oggi appaiono come una vera e propria prova generale dell’Olocausto -, sono da considerarsi passi preliminari nella direzione di una partecipazione sempre più attiva della classe medica tedesca alle pratiche dirette allo sterminio, attraverso sperimentazioni su cavie umane prive di qualsivoglia base scientifica o senso logico, condotte con crudeltà, e con la consapevolezza di poter agire senza alcun limite, senza obbedire ad alcuna regola morale, senza preoccuparsi di dover rispondere del proprio operato. Nel filone del processo di Norimberga dedicato ai medici, che si aprì il 9 dicembre 1946 nella stessa aula che aveva visto sul banco degli imputati i principali gerarchi nazisti, e nei vari procedimenti intentati nelle altre città tedesche, molti degli imputati, a fronte del riscontro puntuale delle atrocità commesse, vennero condannati al patibolo, o a severe pene detentive. Non andò così per tutti. Alcuni si sottrassero al giudizio con il suicidio, come Leonardo Conti, o con la fuga, come Josef Rudolf Mengele. Altri ancora, come Hermann Becker-Freyseng, o Kurt Blome pur riconosciuti colpevoli, finirono incredibilmente graziati, e vennero cinicamente utilizzati, in qualità di esperti nel settore, dagli Stati Uniti nel contesto della Guerra Fredda. A fronte dell’imponente lavoro svolto, va rilevato come il trattato si presenti privo di un indice analitico, e caratterizzato da una certa ridondanza; gli ultimi due capitoli, relativi al medico, psichiatra e filosofo Karl Jaspers e ad una articolata dissertazione storico-filosofica sul concetto di Male e del suo rapporto con la scienza medica, appaiono inoltre disorganici rispetto al corpus principale. Come sottolineato dall’autore nel terribile prologo, in cui viene ricordata la strage dei bambini di Bullenhuser Damm, “l’analisi lo studio delle distorsioni e delle malvagità commesse in ambito medico durante il nazismo, porta con sé la necessità di doversi interrogare intorno a un problema di fondo e importante che attraversa tutta l’esperienza umana […] l’esistenza del Male in Medicina…” Ai bambini uccisi ad Amburgo è dedicato questo volume, “perché il ricordo delle loro brevi esistenze non svanisca mai nella coscienza degli uomini”. Nel giardino della scuola di Bullenhuser Damm sono piantati cespugli di rose bianche. Campeggia una lapide che recita: “Qui sosta in silenzio ma quando ti allontani non restare zitto”. È monito per noi tutti.