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Il male non è qui

Il male non è qui

Mimmo Bosso è un magistrato che viene “richiamato” in Sicilia, sua terra d’origine, dopo qualche anno di esperienza al Nord. Tutto sommato è ancora inesperto, perlomeno se la sua preparazione si confronta con il durissimo compito che gli viene assegnato e che egli fieramente accetta: far parte del pool di assistenti di un magistrato valoroso e coraggioso, il “Giudice”. Uniche persone di cui si può senz’altro fidare sono un poliziotto ben più esperto di lui, Pino Germi - con il quale sin da subito instaura un duraturo rapporto anche di schietta amicizia - e, quando ad un certo punto Germi viene destinato ad altra sede, Carmelo Giusti, poliziotto più lesto ad indagare tra scartoffie e documenti rispetto al Germi, puro uomo d’azione e decisione. Ben presto una serie di indagini, conclusesi con un nulla di fatto ogni volta per il rotto della cuffia, e che attraversano i primi anni ’90 intersecandosi con tutte le più note ed agghiaccianti stragi di mafia di quel tragico periodo, portano Bosso ad individuare un ben preciso nemico in Matteo Messina Denaro, forse il più pericoloso boss mafioso latitante con Totò Riina, ma, rispetto a quest’ultimo, ben più difficile da acciuffare perché se ne conosce davvero pochissimo, oltre al nome. Tutto ciò finché un banale fatto di gelosia accecante e incontrollata rischia di far crollare questa vera e propria “primula”, sgusciante come un’anguilla nei propri affari e nei propri spostamenti…

Magistrale “fiction ma non troppo”, approssimativamente definibile come “fantacronaca”, al tempo stesso molto precisa e documentata ogni qualvolta si tratti di inserire i fatti in una precisa cornice spazio/temporale (la Sicilia mafiosa dei primi anni ’90, il pool Antimafia), quest’opera inventa solo dove ce n’è stretto bisogno, ossia lo fa solo qualora non vi siano prove certe di come i fatti si siano esattamente svolti o di chi di volta in volta abbia posto in essere certi eventi. Ne risulta, oltre che un ricordo commosso e vibrante di Giovanni Falcone e soprattutto di Paolo Borsellino - toccante sì ma scevro da qualsiasi forma di retorica - un convincente e in un certo senso anche nuovo modo di narrare di mafia, che non si pone quale scopo soltanto quello dell’intrattenimento, ma divulga anche per suggerire nuove strade, nuove possibili e concrete ipotesi, tangibili spunti di riflessione per future indagini: il tutto nella piena e amara consapevolezza, però, che personaggi come Matteo Messina Denaro sono il più delle volte destinati a prevalere, non soltanto per abilità e furbizia ma, soprattutto, per le tante, decisive, altolocate e a volte davvero insospettabili connivenze con i piani alti della nostra sfera politica e giudiziaria.