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Il manoscritto incompiuto

Il manoscritto incompiuto

REWIND, PLAY, STOP. REWIND, PLAY, STOP. REWIND, PLAY, STOP... seduta nella hall fatiscente dell’Hotel dù Cinema, Leah stringe tra le mani spasmodicamente il tablet di sua figlia Dafne. Non riesce a staccare gli occhi dallo schermo: ha perso il conto di quante volte quei pochi fotogrammi sgranati sono andati avanti e indietro nello schermo. Quel video l’ha potuto recuperare grazie al sistema di video sorveglianza installato al piano superiore della loro libreria. Un’idea venuta a sua figlia Ellie per porre un freno ai piccoli furti ormai diventati quotidiani e dei quali lei, in qualità di proprietaria della libreria, non si è mai realmente preoccupata. Anzi, Leah prendeva quei piccoli furti come il segno del benessere della sua attività, in salute quanto basta da renderla interessante anche agli occhi di una adolescente. Di certo, se fosse stata interpellata, si sarebbe fermamente opposta a quella piccola telecamera ma ora, mentre guarda quello che la telecamera ha registrato, non può che essere grata... un video del pomeriggio prima ritrae un gruppo di adolescenti ma ad attirare l’attenzione di Leah è stata una figura defilata al margine dell’inquadratura. Il volto non si vede, ma potrebbe giocarsi tutto quello che possiede e giurare che quella figura sgranata sul bordo dello schermo è Robert, suo marito. La sua sagoma, il suo profilo, il modo in cui si muove tra i libri e quel soppesarli in mano, per sentire il loro effettivo peso... è lui. Lui che è scomparso ormai da 15 mesi e che non ha avuto la decenza neanche di chiamare o mandare un messaggio; che non è stato al capezzale di Dafne quando si è ammalata, che ha deciso che se non poteva essere uno scrittore di successo allora non valeva la pena di essere nient’altro. Quei fotogrammi ne sono la prova. Robert è lì, a Parigi...

Cosa fare se una mattina tuo marito, in piena crisi lavorativa, personale e matrimoniale, ti saluta per andare a fare jogging e invece non fa più ritorno? È la domanda alla quale cerca una risposta Leah Eady, protagonista del terzo romanzo di Liam Callanan, che dall’oggi al domani si trova ad attraversare un oceano alla ricerca di suo marito Robert, scomparso senza lasciare alcuna traccia. Callanan, giornalista, professore di letteratura e vincitore nel 2017 dell’Hunt Prize, sembra attingere direttamente dalla sua vita privata per dar forma ai personaggi. Robert è scrittore e giornalista, esattamente come lui; Leah ha la passione per il cinema e per i cortometraggi (lo stesso Callanan è autore di alcuni corti) e anche la famiglia Eady, prima di trasferirsi in Francia, viveva a Milkwaukee, cittadina del Wisconsin, la stessa dove Callanan vive con moglie e figlie. Scritto in prima persona da Leah, il romanzo assomiglia a una sorta di diario dove il fil rouge è la ricerca spasmodica della risposta alla fatidica domanda: “Perché?”. A svolgere il ruolo di coprotagonisti non soltanto Parigi, ma anche e soprattutto i numerosi scrittori e registi citati: da Ludwig Bemelmans a James Baldwin, da Julia Child a MFK Fisher fino ad Albert Lamorisse, il cui film Il palloncino rosso dà il la all’intera storia. Il grande merito di Callanan è quello di saper ricreare fedelmente la tipica atmosfera parigina - un misto tra malinconia e nostalgia – con le sue descrizioni minuziose delle strade, della Senna, degli odori e delle sensazioni, che hanno reso la capitale francese la città per eccellenza degli artisti. I colpi di scena, inseriti accuratamente nella narrazione, non riescono però a sopperire completamente alla lentezza – talvolta eccessiva – della narrazione e alle ripetizioni presenti in alcuni capitoli; anche i personaggi, nonostante siano ben strutturati e identificabili, non riescono a suscitare quella giusta empatia nel lettore, soprattutto verso Robert.