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Il mantello

Il mantello

Margarita è morta. Per Marcela, oltre ad essere una sorella, era anche un’amica, una confidente, una compagna di giochi durante l’infanzia. Ma la sua scomparsa ha portato nella vita della donna un dolore sempre più palpabile che vuole a tutti i costi nascondere, riservando le lacrime ai momenti di solitudine: è il tempo di restare in silenzio e di nascondersi dagli occhi indiscreti della gente, dalla spettacolarizzazione di un evento così tragico ed intimo. Per questo decide di vivere il suo lutto in campagna, dove i ricordi della amata sorella sono tangibili. In questo luogo, isolata dal resto del mondo, Marcela cerca di usare il tempo a disposizione per trovare un senso alla morte di Margarita, per metabolizzare il suo dolore sperando che possa attenuarsi. Ma la sofferenza di un affetto strappato via brutalmente non passa mai e la donna si trova da sola ad affrontare l’agonia senza fine di chi deve sopravvivere al senso di abbandono. Ogni cosa intorno a lei richiama questo pensiero: vede il dolore persino nel suo gatto che dopo la perdita del fedele compagno di passeggiate e giochi, trova consolazione nel sonno, unico vero sollievo all’agonia provocata da un dolore straziante. Marcela si perde in giornate scandite da una monotonia quotidiana paralizzante: non c’è spazio per la felicità né per le piccole gioie fugaci della vita. Come si può andare avanti dopo un lutto? Come si può accettare la morte, qualcosa di così definitivo tanto quanto incomprensibile all’essere umano? Marcela cerca le sue risposte...

Il mantello è un romanzo autobiografico scritto da Marcela Serrano in seguito alla perdita della sua amatissima sorella Margarita a causa di un tumore. Il mantello è la significativa metafora che rappresenta il luogo intimo nel quale la persona sente la necessità di rifugiarsi in seguito al lutto: sotto questo mantello c’è un mondo fatto di ricordi e di sentimenti, unico legame con il defunto. Sulle pagine di questo romanzo l’autrice riversa tutte le sue emozioni in un disperato tentativo di fissare per sempre l’immagine della sorella. Ma quali parole possono essere usate per definire una nuova realtà che appare mutilata in seguito ad un tragico evento come questo? Chi perde il proprio compagno di vita viene definito “vedovo” mentre l’”orfano” è colui a cui scompare un genitore, ma non esiste nessuna parola che esprima la perdita di una sorella o di un fratello: questo rende il lutto ancora più insopportabile. Il tema centrale è il dolore, quello intenso e acuto, che blocca il respiro: la vita scorre con indifferenza per chi deve abituarsi all’assenza di chi ha amato. Allora la felicità diventa un concetto illusorio, una “interferenza inopportuna e addirittura dannosa”. Il romanzo è scorrevole, composto da brevi capitoli e da frasi molto dirette che colpiscono l’emotività del lettore. Numerose sono le citazioni di grandi scrittori noti all’autrice quali Woolf, Freud, Claudel, Brodskij. Particolarmente significativa è la frase posta ad inizio del libro, tratta da un opera di Helene Cixous, che recita: “Con una mano soffrire, vivere, palpare il dolore, la perdita. Ma c’è l’altra, e scrive”. Ecco la potenza della scrittura, il solo strumento in grado di dar voce ad una sofferenza che non si assopisce mai, l’unica cura qui descritta in tutta la sua essenza.