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Il maratoneta

Il maratoneta

Thomas Babington Levy, soprannominato Babe solo dal fratello maggiore, è un giovane di origini ebraiche, studente di storia alla Columbia University. Un ragazzo minuto e intellettuale, dotato di straordinaria intelligenza, che cerca di seguire le orme del padre, uno storico molto colto e capace, morto suicida quando Babe aveva solo dieci anni, vittima del maccartismo, accusato di avere simpatie “comuniste”. Ma Babe ha anche un altro grande sogno: diventare il maratoneta. Non un maratoneta qualsiasi, ma il maratoneta dalla straordinaria intelligenza e dalla vastissima cultura, caratteristiche uniche da sommarsi alle sue doti fisiche. Va a correre tutti i pomeriggi alle 17:30, nella zona del piccolo lago all’interno di Central Park, New York, e si ispira a grandi maratoneti del passato del calibro di Nurmi, oppure di Abebe Bikila, l’etiope che ha sorpreso tutti correndo a piedi nudi e vincendo alle olimpiadi di Roma del 1960. Mentre studia in biblioteca, Babe incontra una bellissima ragazza di origini europee, Elsa Opel, e si innamora di lei al primo istante. Con la scusa di restituirle dei libri, Babe va alla ricerca della giovane e la convince a dargli un’opportunità, cosa che si trasformerà presto in una relazione. Quando il fratello maggiore Henry David, chiamato Doc solo da Babe, un importante dirigente che opera nel settore del petrolio, si presenta a New York senza preavviso, Babe è al settimo cielo e coglie l’occasione per fargli conoscere la sua compagna. Ma le presentazioni non vanno come previsto, Doc accusa Elsa di avere un secondo fine: la ragazza scappa disperata, seguita a ruota da Babe. Non è però questo l’evento più spiacevole della serata. Qualche ora più tardi Doc si presenterà a casa di Babe con un coltello nello stomaco, stremato dalle pugnalate subite. Babe capirà presto che il fratello non era proprio chi diceva di essere…

Il maratoneta è la ristampa del famoso libro di William Goldman, pubblicato per la prima volta nel 1974, da cui è stato anche tratto un film due anni più tardi con la sceneggiatura dello stesso Goldman, diretto da John Schlesinger e interpretato da Dustin Hoffman e Laurence Olivier. Goldman sceglie come protagonista un ragazzo semplice, quasi impacciato, e lo presenta come innocente. Un ragazzo colto e intelligente, che ha seguito le orme del padre e studiato storia solamente per arrivare a scrivere la tesi del dottorato che avrebbe permesso di riabilitare il suo nome, talmente era convinto che il padre fosse semplicemente una vittima del sistema e dell’opinione pubblica, neanche minimamente sfiorato dall’idea che potesse essere davvero colpevole. Babe ripone una cieca fiducia nel fratello maggiore, che considera il suo migliore amico, oltre ad essere l’unico membro della sua famiglia ancora in vita. Allo stesso modo si fida di Elsa, la ragazza che ha conosciuto in biblioteca e che ha accettato il suo invito a vedersi, innamorandosi presto di lui, come lui d’altronde aveva fatto nel primo istante che l’ha vista. E continua a vederla così anche dopo aver scoperto alcune bugie sul suo conto e dopo essere stato messo in guardia dal fratello, che la considera troppo bella per potersi innamorare di uno come Babe senza avere un secondo fine. Dopo una prima parte in cui la narrazione è abbastanza lenta, in seguito alla morte di Doc diventa incalzante, intrigante e avvincente, tanto da catturare completamente l’attenzione del lettore, che è spinto a continuare perché si sente come Babe, catapultato all’improvviso in una vicenda che non gli appartiene, protagonista di una storia che non sembra la sua e con la curiosità e l’apprensione di sapere come andrà a finire. In modo analogo, all’inizio apparentemente di minore importanza, il tema dei pregiudizi razziali, dell’antisemitismo, del passato e delle sorti atroci che gli ebrei hanno dovuto subire nei campi di concentramento, diventano fondamentali per come sono, a distanza di decenni, ancora presenti e attuali.