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Il mare e il silenzio

Il mare e il silenzio

Iz è mancata ormai da quattro mesi quando l’avvocato Dick Coad, che per anni ha gestito gli affari di Mrs Shaw a Dublino, si trova a dover leggere il suo testamento. A nessun altro cliente Dick è affezionato come lo è stato a Iz, donna di una bellezza e forza d’animo stupefacenti, che ha dovuto affrontare non poche traversie, mantenendo sempre una dignità encomiabile. Ora lui ha tra le mani due plichi (1: HECTOR, 2: IZ), con l’indicazione a distruggerli entrambi dopo averli letti: sono le memorie di Iz, scritte di suo pugno, che svelano innanzitutto i retroscena dolorosi di un matrimonio solo apparentemente perfetto con il “Capitano” Ronnie Shaw, della sua vita a Monument (nella costa sudorientale dell’Irlanda), in quel faro a picco sulla scogliera a Sibrille, dell’amore smisurato per il suo unico figlio Hector, il tragico epilogo che tutti invece conoscono... La seconda busta riprende da ancora un po’ più indietro, dal 1943, due anni prima dell’unione con Mr Shaw: Iz vive ancora con la sua famiglia a Longstead, una grande tenuta ormai in decadenza, lì lì per essere sequestrata dalla Land Commission e ridistribuita ai contadini locali che protestano a gran voce contro gli usurpatori anglo-irlandesi. Decisioni vanno prese, scelte vanno fatte e anche i sentimenti, di fronte a cause di forza maggiore, devono assoggettarsi alle grandi regole della Storia. Iz non ci sta e questo è il racconto del coraggio che può infondere l’amore, ma di come a volte questo non basti a vincere tutte le resistenze...

Peter Cunningham, autore irlandese di nota fama e premiato nel 2013 con il Prix de l’Europe proprio per questo romanzo, interseca abilmente Storia e storia. Le vicende politiche e sociali, che segnano di fatto, tra tregue, guerriglie e scontri aperti, tutto il Novecento irlandese, si incrociano perfettamente con la trama sentimentale e famigliare di Iz in primis, ma di tutte le figure presentate, arrivando finanche a scenari drammatici. Iz ha un carisma eccezionale, una fibra dura, un cuore brillante e questo le permetterà di sopravvivere ai colpi terribili che la Storia le riserva, che non riusciranno a renderla arida o disillusa, lei continuerà comunque a credere nei sentimenti autentici. Iz ha la forza del mare che imperversa e sempre si infrange contro gli scogli di quel faro da lei amato e odiato al contempo, dove abiterà per buona parte della sua vita e dove chiederà di disperdere le proprie ceneri: le maree cambiano, l’acqua si adatta alle superfici che tocca ma è praticamente inarrestabile nella sua insistenza, non sempre prevedibile. La capacità di Cunningham nel tratteggiare le varie figure in scena è eccellente: oltre ad Iz, di spessore inarrivabile, ognuno porta con sé caratteristiche distintive, atteggiamenti propri e riconoscibili. Ugualmente affascinanti le numerose descrizioni d’ambiente, di un’Irlanda in fermento: ci si immerge nel rumore, negli odori, nelle voci del porto, nel silenzio delle verdi scogliere, nella casa con i pavimenti e gli infissi che scricchiolano, metafora della decadenza ormai prossima...