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Il mercante di Venezia

Copertina del libro

Venezia, Cinquecento. Antonio confessa agli amici Salarino e Salanio di sentirsi triste senza saperne il motivo. Salarino ipotizza che i suoi pensieri siano rivolti alle navi cariche di mercanzie che ha per mare, esposte ai rischi delle tempeste e dei fondali bassi; Salanio conferma che, se avesse anche lui simili interessi in gioco, sarebbe altrettanto in ansia. Antonio però ribatte di non essere preoccupato per i propri commerci, poiché le sue fortune non dipendono da un’unica nave né da un’unica rotta. Salanio suggerisce allora che sia innamorato, ma Antonio nega anche questo. Salanio conclude scherzosamente che si può essere tristi semplicemente perché non si è allegri, e paragona i diversi temperamenti umani a quelli di chi ride sempre e di chi non sorride mai. Congedatosi dai due amici, Antonio incontra Bassanio, Lorenzo e Graziano. Questi ultimi danno appuntamento a Bassanio per la cena e si allontanano, non prima che Graziano rimproveri affettuosamente ad Antonio l’aria troppo seria, invitandolo a non curarsi eccessivamente dell’opinione del mondo, e paragonando la vita a un palcoscenico in cui ognuno recita la propria parte. Rimasti soli, Antonio ceca di migliorare il suo umore cambiando discorso, passando a qualcosa di più frivolo, così chiede a Bassanio di parlargli della dama a cui ha fatto voto di un pellegrinaggio segreto. Bassanio, prima di rispondere, ricorda ad Antonio di essergli già debitore di denaro e di affetto per le spese sostenute vivendo al di sopra dei propri mezzi. Antonio lo rassicura: la sua borsa e la sua persona sono a sua disposizione. Bassanio racconta allora, con l’immagine della freccia scoccata per ritrovarne un’altra perduta, il proprio piano: a Belmonte vive Porzia, una ricca ereditiera bella e virtuosa, paragonabile per fama alla Porzia di Bruto, corteggiata da pretendenti giunti da ogni dove come tanti Giasoni in cerca del vello d’oro. Bassanio ritiene che, se avesse i mezzi per gareggiare con gli altri corteggiatori, avrebbe buone possibilità di conquistarla, poiché ha già ricevuto da lei sguardi promettenti. Poiché le sue fortune al momento sono tutte investite nelle imprese marittime e non dispone di contanti, Antonio lo invita a cercare credito a Venezia, impegnandosi a fare lo stesso, per procurargli i mezzi necessari ad un corteggiamento in grande stile. Intanto a Belmonte Porzia confida alla dama di compagnia Nerissa la propria stanchezza per il mondo e il proprio rammarico di non poter scegliere né rifiutare un marito, essendo vincolata dal testamento del padre defunto, che ha stabilito una prova con tre scrigni d’oro, argento e piombo. Nerissa la rassicura sulla saggezza del padre e le chiede un giudizio sui pretendenti finora giunti. Porzia passa in rassegna, con arguzia, il principe napoletano ossessionato dai cavalli, il malinconico Conte Palatino, il ridicolo nobile francese Monsieur Le Bon, il giovane inglese Falconbridge che non parla alcuna lingua straniera e veste in modo bizzarro, il suo vicino scozzese e il nipote ubriacone del Duca di Sassonia. Nerissa le ricorda anche un giovane veneziano, studioso e soldato, venuto a trovarla in compagnia del Marchese del Monferrato: Porzia lo riconosce come Bassanio e lo ricorda con stima. Un servitore annuncia che i quattro pretendenti chiedono congedo e che è atteso in serata l’arrivo di un quinto, il Principe del Marocco… Antonio si indebita con il prestatore di denaro ebreo Shylock per aiutare l’amico Bassanio a conquistare la mano di Porzia nonostante questa concorrenza di altissimo livello. Il debito, se non pagato, prevede la penale di una libbra di carne del mercante stesso, che Shylock decide di esigere dopo aver scoperto che sua figlia Jessica è scappata di casa con il cristiano Lorenzo. Shylock e Antonio si trovano faccia a faccia in un processo dal finale imprevedibile…

Completata da William Shakespeare presumibilmente tra il 1596 e il 1598, Il Mercante di Venezia resta una delle opere più discusse e problematiche dell’intero canone shakespeariano. Classificata come commedia nel First Folio del 1623, è collocata dalla critica contemporanea più correttamente nel novero delle problem plays, per l’irrisolvibile tensione tra la struttura comica - matrimoni, agnizioni, lieto fine - e il suo nucleo tragico. Sì, ma precisamente what’s the problem? Il problema, appare del tutto ovvio oggi, è la natura ideologica del testo: opera antisemita o critica dell’antisemitismo cristiano (il fatto che al momento della registrazione per la stampa l’opera fosse indicata anche come The Jew of Venice è segno chiarissimo che già ai contemporanei di Shakespeare Shylock, e non Antonio, appariva come il vero fulcro drammatico del testo)? La questione divide gli studiosi da decenni: D.M. Cohen, in un saggio pubblicato su “Shakespeare Quarterly” nel 1980, non ha dubbi e definisce il dramma “profondamente e crudelmente antisemita”, respingendo le letture redentive della critica successiva come sofismi difensivi. Posizione diametralmente opposta rispetto a quella di John Russell Brown, secondo cui nel testo esisterebbero solo due vere e proprie offese dirette contro gli ebrei in quanto gruppo. Il dibattito, secondo quanto ricostruito dallo “Smithsonian Magazine” in un ampio approfondimento firmato in occasione dei quattrocento anni dalla stesura, è tutt’altro che sopito: molti studiosi - tra cui Michele Osherow, docente alla University of Maryland - ritengono che le letture “simpatetiche” verso Shylock siano un’invenzione post-Olocausto, nata dal disagio di leggere il personaggio in modo diverso dopo la Shoah. Eppure, quella del mercante ebreo è una figura sfaccettata: al tempo stesso una caricatura e un simbolo di lotta contro l’oppressione culturale e religiosa. E potrebbe prendere spunto da un fatto di cronaca che colpì molto l’opinione pubblica inglese alla fine del XVI secolo: il processo e l’esecuzione, nel 1594, di Roderigo Lopez, medico personale di origine ebraico-portoghese della regina Elisabetta I, accusato - probabilmente ingiustamente - di aver complottato per avvelenarla. Harold Bloom ha ipotizzato un legame diretto fra l’evento e la genesi del personaggio di Shylock, arrivando a speculare che Shakespeare fosse fisicamente presente tra la folla che assisteva all’esecuzione, sebbene lo studioso Charles Edelman abbia definito questa ricostruzione un vero e proprio mito privo di fondamento. Nell’atto IV, quando Graziano paragona Shylock a un lupo mandato al patibolo, il testo giocherebbe su un’allusione fonetica fra “Lopez” (spesso scritto “Lopus” nell’ortografia cinquecentesca) e il latino “lupus”. Ma, come scrive il curatore Shaul Bassi nella sua introduzione al volume, “Le trame - il plurale è d’obbligo – de Il Mercante di Venezia arrivano a Shakespeare dal Medioevo. Il conflitto tra il mercante veneziano e il prestatore di denaro ebreo proviene da una novella italiana inclusa nella raccolta Il Pecorone, scritta nel 1378 da Ser Giovanni Fiorentino e ristampata nel 1558. A mo’ di campione, un breve passo aiuta a mettere a fuoco il procedimento di Shakespeare: «E perché gli mancavano dieci mila ducati, [Ansaldo] andò a un giudeo a Mestri, e accattolli con questi patti e condizioni, che s’egli non glie l’avesse renduti dal detto dì a San Giovanni di giugno prossimo a venire, che ‘l giudeo gli potesse levare una libra di carne d’addosso di qualunque luogo e’ volesse; e così fu contento messere Ansaldo; e ‘l giudeo di questo fece trarre carta autentica con testimonii, e con quelle cautele e solennità che intorno a ciò bisognavano e poi gli annoverò diecimila ducati d’oro». Ne Il Mercante di Venezia, Ansaldo diventa Antonio e l’anonimo giudeo di Mestre, primo insediamento nell’entroterra di Venezia, diventa Shylock, ebreo di Venezia, dove nel 1516 la Repubblica ha segregato gli ebrei nell’area di una fonderia abbandonata che prende il nome di Ghetto. I diecimila ducati diventano tremila, e Giannetto, figlioccio di Ansaldo, si tramuta in Bassanio, che di Antonio è amico intimo. Il motivo della libbra di carne si trova anche nelle Gesta Romanorum, testo latino compilato tra fine Duecento e inizio Trecento e tradotto in inglese nel 1596, da cui Shakespeare ricava anche l’altro filo narrativo di Porzia e gli scrigni. La figlia di un imperatore romano viene promessa in sposa a un re rivale, ma deve superare la prova dei tre scrigni, motivo che ritorna anche nella Confessio Amantis, poemetto inglese scritto da John Gower a fine Trecento. Se in questi testi è la donna a dover trovare anelli o gioielli, Shakespeare rende Porzia l’oggetto della scelta, celando un suo ritratto nello scrigno di piombo”. Nonostante la lunga tradizione scenica, Il Mercante di Venezia ha conosciuto una storia relativamente tarda sul grande schermo. Prima del Duemila esistono solo versioni televisive, fra cui quella diretta da John Sichel nel 1973 - trasposizione di un allestimento del National Theatre londinese con Laurence Olivier nei panni di Shylock - e la produzione BBC del 1980 firmata Jack Gold, parte del celebre progetto BBC Television Shakespeare. La prima vera trasposizione cinematografica sonora in lingua inglese arriva solo nel 2004, con il film diretto da Michael Radford, coproduzione anglo-italo-lussemburghese interpretata da Al Pacino (Shylock), Jeremy Irons (Antonio), Joseph Fiennes (Bassanio) e Lynn Collins (Porzia). Il film, ambientato con cura filologica nella Venezia del 1596, incassò circa 21 milioni di dollari a fronte di un budget di 30, ma fu accolto con notevole attenzione critica per l’interpretazione di Pacino, capace di restituire dignità e complessità umana al personaggio. Il teatro italiano ha conosciuto negli ultimi decenni allestimenti di rilievo. Ricordiamo i più recenti e applauditi: Giorgio Albertazzi ha portato in scena un proprio adattamento, di cui ha curato regia e interpretazione (Shylock), affiancato dalla regia di Giancarlo Marinelli, replicato in diverse stagioni fino al 2014-2015. Nel 2013 Silvio Orlando ha interpretato Shylock per la regia di Valerio Binasco, con la Popular Shakespeare Kompany, in una produzione Oblomov Films con il Teatro Stabile di Torino. Più di recente, nel 2022, Franco Branciaroli ha offerto una prova di rilievo nei panni di Shylock nell’allestimento firmato da Paolo Valerio, prodotto da Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro de Gli Incamminati, portato anche al Teatro Quirino di Roma.