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Il merlo

Il merlo

Paolo Camporesi, dopo aver rassegnato le dimissioni da magistrato, si dedica alla professione da avvocato: segue pochi casi, aiutato dalla sua vicina di casa, Antonia, che si rivela non soltanto una valida segretaria e all’occasione donna delle pulizie, ma soprattutto un prezioso supporto per le sue investigazioni difensive. Tormentato dal proprio passato, cerca di trarre dalla passione per il proprio lavoro e dalla dedizione ai propri clienti, un motivo in più per aggrapparsi all’istinto di sopravvivenza che talvolta sembra abbandonarlo e spingerlo a gesti estremi. Affezionato ad un merlo che staziona periodicamente alla sua finestra, l’avvocato Camporesi vede la sua vita scorrere apparentemente serena, scandita tra la vita nello studio – locato all’interno di una stanza del proprio appartamento di Milano – e le sue piccole abitudini, come quella di prendere il caffè sempre nello stesso bar della piazzetta San Giorgio. Una mattina, gli rivolge la parola un’avvenente signora dagli occhi verdi, seduta al tavolino accanto, la quale sembra molto interessata ad avere un contatto con lui e che scopre essere la sua dirimpettaia. Laura non si presenta come una cliente e la sua attenzione e radiosità suscitano in Paolo un’improvvisa voglia di mettere un punto sul passato e riprendere in mano la sua vita, fino a che, un giorno scopre che, in realtà, il mistero che avvolge la donna lo tocca da vicino più di quanto si aspetti…

Dopo le serie dedicate all’ex giudice istruttore Petri e al commissario Lucchesi, Gianni Simoni abbandona lo schema della coppia di protagonisti e si cimenta in un romanzo con un unico personaggio. Sebbene appaia chiara la volontà di delinearlo come singolare, come nel caso del commissario di origine eritree, in realtà, l’avvocato Camporesi risulta privo di personalità, statico, con degli scatti d’ira fuori luogo, alternati ad attacchi di depressione, descritti superficialmente. L’unica particolarità è questa ossessione per il merlo cui fa riferimento il titolo del libro, sulla quale non è chiaro se si tratti di una semplice affezione a un animale, diverso da quelli tradizionalmente definiti “domestici”, oppure, come più probabile, se rappresenti una sorta di parallelismo in cui il protagonista vede come uno specchio la propria vita. Nel caso fosse stata quest’ultima ipotesi, data l’accentuata enfasi che l’autore pone su questo aspetto, sarebbe stato più opportuno non limitarsi ad elencare i movimenti del merlo, ma approfondire le sue caratteristiche e l’origine dell’affezione; o, almeno, lasciare qualche ulteriore elemento per comprendere il senso della sua presenza nella trama al fine di non farlo risultare quasi un accessorio. Tuttavia, tale scelta, letta alla luce anche della storia, scritta secondo uno stile prolisso e con un ritmo assai lento, risulta per così dire coerente con l’intera struttura narrativa: difatti, la trama è divisa in una prima parte costruita sull’intreccio tra le peripezie giudiziarie dei clienti dell’avvocato Camporesi e la sua vicenda personale, e in una seconda imperniata sul viaggio del protagonista alla ricerca di Laura Giusti. Orbene, sebbene la prima possa sembrare la più difficile da seguire per la moltitudine di personaggi, è quella che risulta più convincente, non solo perché probabilmente il racconto della macchina giudiziaria è per Simoni facile grazie alla sua familiarità con il mondo giudiziario (ha fatto per una vita il magistrato), ma perché soprattutto i clienti che dovrebbero in linea teorica essere di sfondo risultano essere gli unici con un po’ di dinamicità e caratterizzazione, riuscendo persino ad essere lo strumento per far emergere qualche nota in più del protagonista che, altrimenti, rimarrebbe opaco e periferico. Al contrario, quando ci si sposta sulla seconda parte, incentrata maggiormente su Camporesi, la storia sfuma progressivamente fino ad arrovellarsi e a rimanere ferma su se stessa, come se l’autore tracciasse molteplici strade senza intraprenderne veramente una e non chiudendo mai il cerchio. Ne è un esempio l’accenno alle dimissioni dall’attività di magistrato che, come una presenza fastidiosa, rimane sospeso in aria, continuamente richiamato, in quanto probabilmente avrebbe dovuto essere il fulcro su cui innestare il riscatto dal passato, ma non viene mai esplorato. Persino il narratore che avrebbe la potenzialità di offrire al lettore uno sguardo efficace e approfondito dei pensieri del protagonista, finisce per risultare uno spettatore ai bordi della narrazione: l’evidente aspirazione di far irrompere un amore travolgente nella vita del protagonista e, successivamente, trasformare il viaggio alla ricerca della donna perduta in una ricerca di se stesso, sebbene sia un tema già visto, sarebbe potuta essere la chiave di volta del libro e, invece, si rivela banale e riflesso di un uomo che prima con il lavoro, poi con l’amore preferisce chiudere gli occhi e non fare i conti con se stesso.