Il saggio non intende inserirsi in quel filone di trattatistica inerente al metodo Montessori che da qualche tempo pare divenuto di moda e che tratta di fenomeni di élite, di scuole purtroppo perlopiù riservate a pochi. Si propone invece di analizzare in che modo la pedagogia montessoriana si possa connettere ai temi del dialogo multiculturale e alla convivenza di persone provenienti da storie e culture diverse all’interno di un comune luogo o contesto educativo per tutti, a partire dai dati reali sul numero di immigrati in Italia. Numero che si aggira intorno al 9% della popolazione, ma viene narrato dai mezzi di informazione e percepito dai cittadini come molto più alto. Ma, oltre ai numeri, nota l’autrice, l’importante sono le persone e le loro storie, con attenzione ai percorsi individuali, sia dal punto di vista psicologico che sociologico. Sul versante educativo e di integrazione un ampio paragrafo tratta il tema del percorso di apprendimento di una seconda lingua, sia da parte degli adulti che dei bambini immigrati. Segue la trattazione delle caratteristiche della scuola dell’infanzia come “prima comunità” e, per molti bambini, come primo luogo di incontro con la lingua italiana. La scuola primaria, a cui vengono dedicate le pagine successive, si trova, secondo la Coluccelli, a dover rispondere a una grande sfida nell’attuazione del processo di inclusione in un contesto multiculturale. Vengono offerti ai lettori due diversi esempi di Patto educativo scuola-famiglia, elaborati per le classi a indirizzo montessoriano, uno dei quali redatto in modo semplificato per i genitori con minori competenze linguistiche. Entrambi i documenti pongono l’accento sul rispetto dell’ambiente, l’autonomia, l’autoregolazione, le motivazioni dell’imparare come elementi da favorire nei bambini da parte degli adulti educatori, sempre e dovunque…

Il metodo Montessori nei contesti multiculturali affronta anche il tema dell’insegnamento dell’italiano agli adulti immigrati, sia di quelli con background linguistico più o meno distante dal nostro, sia degli analfabeti. La lingua, infatti, per gli adulti, oltre che strumento di relazione, è un imprescindibile strumento di inserimento nel mondo del lavoro, quindi di possibilità di vita dignitosa: “portare in quelle aule i materiali e le parole di Maria Montessori è stata per me un’esperienza straordinaria perché [...] ho ritrovato la grande potenzialità del metodo, non del tutto esplorata nella sua formulazione originale ma sviluppata e declinata da chi continua a interrogarsi e a sperimentare forme per essere montessoriani nell’epoca contemporanea”. A tal fine, viene riportato nel libro il documento Se la Montessori sapesse... Riscoprire i materiali montessoriani nella scuola di italiano L2 con migranti adulti, redatto da Giorgio Sensi, maestro romano. Assunto di base di questo libro è dunque che il metodo montessoriano e i principi su cui si fonda sono validi dall’infanzia all’età adulta e in contesti socio-culturali anche molto diversi. Questa convinzione è esemplificata dalla descrizione delle esperienze concrete di insegnanti che hanno operato in contesti multiculturali, oltre che nel nostro Paese anche in Africa.