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Il mio amico

Il mio amico

Mauro è tante cose e nessuna in particolare: anestesista all’ospedale Fatebenefratelli di Roma, ex adolescente molto problematico, musicista sopraffino nonché padre e marito innamoratissimo della moglie Sandra. Per professione, è fin troppo abituato ad avere a che fare con il dolore altrui e a cercare di sedarlo. Lo ha studiato da tutti i punti di vista, tentando un modo per alleviare le pene degli altri, fin quasi a far sparire ogni parvenza di sofferenza. Mauro è uno di quei medici talmente stakanovisti da obbligare il suo direttore sanitario a rincorrerlo per i corridoi, rimproverandolo perché non ha mai preso un giorno di ferie in vita sua. Non lo fa per sentirsi complimentare da qualcuno: ama il suo lavoro e lo svolge con passione. Tuttavia, quando un forte dolore dal nulla gli mozza il respiro, Mauro si ritrova dall’altra parte della barricata, passando da medico a paziente, un caso clinico inspiegabile che nemmeno i suoi illustri colleghi riescono a spiegarsi. È a causa di quel dolore improvviso se Mauro inizierà a riconsiderare le scelte passate, i suoi momenti più tristi e quelli più spensierati, spettatore di un film di cui lui stesso è l’indiscusso protagonista. Attraverso diversi flashback che parlano di lui e delle persone che lo hanno plasmato per ciò che è, Mauro si mette metaforicamente davanti allo specchio e si osserva con precisione chirurgica, desideroso di trovare la causa di tutto quel dolore...

A solo un anno dall’uscita del suo ultimo libro, Daniela Matronola torna con una raccolta di racconti incentrati sullo stesso protagonista, Mauro, e su quel dolore fisico che lo porta ad analizzare con lucidità tutto ciò che, in passato, lo ha reso felice, triste, arrabbiato o deluso. Lo stile dell’autrice è abbastanza riconoscibile e, soprattutto in alcuni punti e in determinati racconti, è affascinante il modo che ha di creare un ritmo veloce tramite l’uso atipico della punteggiatura. Ma c’è un ma: nonostante Mauro sia un personaggio ben descritto e ricco di ombre, alcuni racconti a causa del linguaggio particolarmente forbito possono risultare impervi, se non addirittura criptici. In particolar modo, i brevi racconti incentrati su Cesare e le sue conversazioni col protagonista risultano una sorta di scoglio che rallenta tutta la lettura, spaesando il lettore rispetto al fil rouge molto più visibile in altri passaggi di questa raccolta. Per esempio, è molto degno di nota, pur nella sua semplicità, il racconto intitolato Cronaca di una sparizione, durante il quale Mauro porta il lettore con sé sul treno che lo porterà a Parigi. A differenza dei passaggi più cervellotici, in cui è impossibile seguire il filo del discorso, in quel caso il lettore conosce il suo protagonista nel pieno di un’azione quotidiana, cioè la lettura: un momento banale che, però, funziona e che permette di capire il mix di emozioni provate dal giovane Mauro in quel preciso istante. In conclusione, un libro emozionante in certe parti, dispersivo e macchinoso in altre, ma assolutamente salvato dalla penna elegante della sua autrice.