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Il mio amico profeta e altri racconti inediti

Il mio amico profeta e altri racconti inediti

È un brutto e umido inverno. Le strade di Parigi sono infangate e l’acqua impura riempie le grondaie, i canali di scolo e le fogne. Durante i mesi di pioggia l’isola di Saint-Louis è deserta ed è il luogo ideale per vivere, per coloro che hanno l’animo taciturno. Insieme a Baruch condivide una mansarda in rue Le Regrattier, che solo il luccichio della neve sui tetti riesce a illuminare. Una dimora cupa, che comporta un gran consumo di candele e di denaro. Ed è ormai da un anno che la condividono, dopo essersi casualmente scontrati sul marciapiede e avere deciso di condurre insieme le proprie miserie umane… La “Belle-Julie”, nave dai colori vivaci, ha un equipaggio all’altezza. I suoi rissosi marinai sono amanti del vino, al punto che “nessuno sarebbe mai sceso sulla terraferma senza essere innanzitutto brillo, dal momento che il piede dell’uomo di mare ha sempre bisogno di un suolo in movimento dove poggiarsi”. A guidarli il vigoroso capitano Bartus, un metro e ottanta e gran conoscitore del cuore femminile ed è con la sua voce squillante che grida ordini di manovra durante la tempesta… È sabato e la signorina Céréda, anziana insegnante di musica da camera, segue gli uomini che si occupano del suo trasloco. È notte quando i trasportatori cominciano a disporre i mobili nel nuovo appartamento. Tutto viene collocato alla svelta, ma il grosso pianoforte resta in strada, in attesa che si comprenda come issare la sua ingombrante mole… Che fine ha fatto la nave “City of Benares”? Che il suo equipaggio sia sbarcato su una delle coste dell’Oceania per poi scomparire?... Le procellarie distese lungo la battigia, ingannate dal sole che tarda a tramontare, si librano in volo, ignare dei rischi solcano il cielo, quasi a sfiorare il firmamento… Dopo due settimane di sole, finalmente avanza la pioggia. Tutti la aspettano, animali e uomini. La giovane Edith osserva il cielo e smania in attesa di avventure per rompere la monotonia… Che aspetto ha il Diavolo? È nero e con corna caprine? Bianco come credono in Africa o ha forma di volpe come credono in Giappone? Forse ha solo l’aspetto di un poveruomo insignificante… Che fine ha fatto Sancho Panza dopo la morte di Don Chisciotte? Viveva sereno insieme a moglie e figlia, con la compagnia di un asino grigio, rispettato da tutti…

“Dolci sono le acque rubate e squisito è il pane preso di nascosto”, questa citazione salomonica sulle labbra dell’alcolizzato Baruch, coprotagonista del primo racconto, rende bene l’atmosfera della raccolta scritta da Jean de La Ville de Mirmont. Povertà, decadimento fisico e morale, trionfano insieme al grigiore cittadino e ai cieli oscurati da nubi cariche di pioggia. Sembra quasi di sentirseli addosso gli abiti logori e muffiti, i cappotti umidi che mai scaldano davvero. Non mancano alcolismo ed esaltazione religiosa, di cui Baruch è loquace profeta (da qui il richiamo nel titolo dell’opera che raccoglie 8 racconti). Il bere e le sue conseguenze sul comportamento umano sono il filo conduttore anche del secondo racconto. E se la vita è troppo dura da affrontare e si è privi di mezzi e salute, non resta che il ricovero presso una casa di cura, dove languire fino alla morte. Vita di città, vita marinara, racconti naturalistici. Spunti differenti narrati con uno stile ironico e surreale, un linguaggio elegante, ma di facile lettura. Storie inedite offerte ai lettori italiani grazie a Giorgio Leonardi, che ne cura la presentazione e dedica parole ammirate a questo poco conosciuto scrittore francese, insoddisfatto da un lavoro nella prefettura, legato affettuosamente alla famiglia, smanioso d’avventura al punto da arruolarsi nonostante la miopia e la scarsa attitudine fisica. Jean de La Ville de Mirmont (1886-1914), volitivo e coraggioso, morto troppo presto al fronte a causa dell’esplosione di alcune mine, non ha avuto il tempo di consegnare ai lettori maggiori frutti della sua sensibilità e della sua capacità di osservare il mondo con sguardo lucido e sincero. Lascia, oltre agli inediti racconti, un romanzo (Les Dimanches de Jean Dézert), una raccolta poetica e una raccolta epistolare (le lettere che scrisse ai genitori dal fronte), entrambe pubblicate postume.