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Il mio angelo segreto

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Mia si trova in un luogo senza tempo né sogni, senza paura né dolore, un limbo di torpore da cui non vuole risvegliarsi e da cui gode di una prospettiva nuova e inesplorata quanto straziante: la vita che scorre e continua senza di lei. Attorno al suo letto d’ospedale si alternano la mamma e Paul, disperati, i suoi compagni imbarazzati e smarriti che pronunciano frasi di incitamento o circostanza, Betty sopraffatta dal senso di colpa e Carl col suo carico di notizie drammatiche. L’emozione e la tenerezza la commuovono e ogni tanto grosse lacrime che i medici definiscono “riflesso incondizionato” le bagnano le guance, ma i sanitari ignorano invece che Mia sente ogni parola, anche le confessioni che non vorrebbe mai ascoltare, o le tresche del personale ospedaliero, e i racconti personali e poco interessanti, senza poter rispondere, condannata a una tortura gratuita contro cui non può ribellarsi. Dopo essere stata spaventosamente attratta da una rassicurante luce bianca al fondo del tunnel, è riuscita a tornare indietro e ora giace esile e impotente, trattenuta in una dimensione onirica dove pace e serenità la cullano per la prima volta dopo mesi dalla morte di Patrick, probabilmente egoista ma sicuramente al riparo dal dolore e dalla sofferenza di vivere senza di lui. La danza e la Royal Ballet School non hanno più importanza, ormai…

Secondo capitolo di una trilogia dedicata a un angelo custode per amore, Il mio angelo segreto è una storia coinvolgente e toccante, più matura di quella raccontata nel romanzo precedente (Innamorata di un angelo), come se gli avvenimenti che portano ai cambiamenti necessari e inevitabili dei personaggi si ripercuotessero su stile e scrittura, adattati al loro processo di trasformazione interiore. Non è solo un romance: l’amore è sicuramente importante, ma si incastra alla perfezione con altre emozioni altrettanto intense e sicuramente complementari: sofferenza, rabbia, frustrazione, amicizia, tristezza e malinconia sono vibranti e permeano ogni pagina, tanto che il lettore può percepirle intensamente. Il dolore che infetta e contamina, poi, è il fil rouge dell’opera, e lega tra loro i personaggi, anche se ognuno lo vive in modo personale, secondo carattere ed esperienze. Personaggi che sono ben tratteggiati e reali, anche se a volte Mia è un po’ “troppo”, ma è il super-personaggio perfetto per questa favola. Alcune imprecisioni o inesattezze e qualche luogo comune, però trascurabili e ingenui, che non infastidiscono, così come qualche refuso. Commovente ma anche divertente e frizzante, sicuramente surreale e un pizzico di fantasy – soft –, ma chi non vorrebbe credere alla possibilità di avere ancora accanto qualcuno che non c’è più per non soccombere al dolore della perdita? In fondo, qual è il confine tra speranza e pazzia? È sempre così netto il perimetro che delimita quest’ultima o sono le definizioni degli “altri” a renderlo così privo di sfumature?