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Il mio popolo, i Sioux

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Il primo figlio di Standing Bear (Orso in Piedi) e Pretty Face (Bel Viso) nasce, di questo ne siamo quasi certi, nel dicembre del 1868. Appartiene ai Sioux e i suoi primi ricordi lo riportano negli accampamenti, all’interno e nell’intorno dei tanti tipi di diverse dimensioni così accuratamente allestiti ed addobbati dalle donne della sua tribù. Gli svaghi sono semplici e Luther si gode la sua infanzia giocando con gli altri ragazzi con piccole slitte costruite dal nonno, divertenti tanto d’inverno con la neve quanto d’estate lungo i verdi pendii, andando a pesca o cacciando selvaggina e, naturalmente, correndo con i cavalli. Luther e il padre sono molto legati e condividono momenti indimenticabili per il ragazzo: il primo pony regalato e, soprattutto, la prima caccia al bisonte. Luther ha un suo arco dotato di frecce e, durante una battuta di caccia cui partecipa, è pronto per scagliarle contro un bisonte. Però non è certo coraggioso come il padre: mentre galoppa a fianco di quegli animali selvaggi si sente così piccolo...Suo padre gli aveva raccontato di aver catturato il suo primo bisonte con una sola freccia ma Luther non è altrettanto abile: la prima freccia va a vuoto e ne occorrono altre quattro per far cadere a terra il bisonte. Quando il padre lo raggiunge Luther non riesce a nascondere il suo imbarazzo ma il padre lo elogia per averci tentato e soprattutto per essersi dimostrato umile: l’aver affrontato le sue paure e non essersi perso d’animo saranno buoni insegnamenti; inoltre, potrà finalmente portare reni e pelle del bisonte alla madre come aveva promesso…

Questo libro è una raccolta di esperienze, eventi e curiosità narrate da Luther Standing Bear, un capo degli Oglala Lakota. Il nome Standing Bear è quello originario dato all’autore dalla sua tribù mentre Luther gli è stato affidato una volta entrato alla Carlise Indian Industrial School in Pennsylvania. La scrittura è molto fluida, i capitoli sono brevi e ognuno tratta di uno specifico argomento - la caccia, i giochi, i tipi, l’educazione da parte dei bianchi. L’autore sembra quasi estraniarsi e mettersi da parte, il suo compito è narrare in maniera neutrale e imparziale come si svolgeva la vita di una tribù di nativi americani. Non mancano alcune curiosità che smentiscono luoghi comuni sugli indiani d’America, spesso veicolati erroneamente dai media, ma ogni cosa è trattata senza alcun sentimentalismo o recriminazione. Nonostante diversi capitoli prendano in considerazione il rapporto fra indiani e uomini bianchi (che sono come le formiche - ovunque! - ripetono gli appartenenti alla sua tribù) e la scuola frequentata da Luther non sia certo passata alla storia per la salvaguardia della cultura indiana o per la sua integrazione, l’autore non prende una posizione troppo netta. Alcuni episodi sono davvero imperdibili: ad esempio il momento in cui l’autore vede per la prima volta i bisonti pezzati (le nostre mucche) e non ne sopporta l’odore, oppure i sacchi di farina donati dalle agenzie alle tribù e del tutto sprecati semplicemente perché ancora non se ne conoscevano gli utilizzi. È un libro che ha un alto valore didattico e ci permette di conoscere un vero e proprio mondo sul quale ancora oggi circolano idee - a volte discriminanti, a volte mitizzanti - poco aderenti alla realtà.