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Il mio regalo sei tu

Il mio regalo sei tu
Lidia ha diciannove anni, quando conosce suo padre. Lo vede per la prima volta alla televisione, glielo indica la mamma. Decide di contattarlo e lui le dà appuntamento all'interno degli studi, nel suo ufficio. Un incontro che può cambiarli a fondo entrambi e che di certo stravolge la vita di Lidia. Quanto ha sognato questo momento! Suo padre, Gian, è un bell'uomo, giovane anche e simpatico. S'interessa a lei, al suo futuro. La ragazza va a trovarlo spesso e alla fine lui si offre pure di pagarle gli studi, ma in una materia diversa da quella dei suoi sogni, la filosofia. Le scienze politiche non rientrano negli interessi di Lidia, che quindi accetta un lavoro da animatrice in Francia per rafforzare la lingua e mettere da parte il denaro in vista dell'iscrizione alla facoltà desiderata. Un giorno riceve un sms da Gian che le giura di essere cambiato, di sentirsi finalmente pronto ad accoglierla nella sua vita e a fare il genitore. Lidia non sa cosa pensare, ma il padre la incalza andandola a prendere e comunicandole che le comprerà un appartamento dove potrà vivere da sola. Tutto perfetto, troppo perfetto. Lo strano atteggiamento verso di lei della nuova compagna di Gian è un ulteriore motivo di sospetto per Lidia. Quella donna la incolpa a più riprese di aver abbandonato il padre e di essersi rifatta viva solo per scroccare. Chi ha abbandonato chi? Per Lidia è solo l'inizio di una serie di scoperte sconcertanti, destinate a fortificare ancora di più il suo carattere…
Lidia si muove da piccola filosofa nella grande Milano, subendone tutte le criticità, dal fastidio per il dover stare in pubblico tutto il giorno, sui tram o al supermercato, alla fretta della gente, sempre più affaccendata di lei e degna pertanto di arrivare prima. Un romanzo che affronta il tema della mancanza di paternità in modo insolito, facendo emergere il dolore di Lidia non dall'assenza, ma dall'ingresso del padre nella sua vita. Una storia di gioventù in cui potranno riconoscersi in molti, narrata senza la pretesa di insegnare o di indagare a fondo i traumi psicologici di chi cresce solo in fiduciosa ricerca di riferimenti maschili. Un padre scoperto tardi, per giunta egocentrico e impulsivo, una madre che sembra non darle piena attenzione, la lontananza dell'unica amica, la carenza di rapporti sociali. Lidia è una piacevole compagnia per il lettore, con i suoi ragionamenti sottili e la sua continua attenzione sul mondo, ma per lei vivere non deve essere troppo facile. Sarah Spinazzola, ventinovenne milanese al suo debutto letterario, ha dato voce alle sue impressioni personali sulla società attraverso l'invenzione di una vicenda drammatica, se pur raccontata con la leggerezza di una voce infantile. Lidia, infatti, ha poco meno di vent'anni, ma è una bambina, con tutti i dubbi e le ingenuità tipiche di chi ancora non ha affrontato a mani nude le ingiustizie, pur avendone subite diverse. Con uno stile semplice l'autrice trasmette il modo di pensare logico della ragazza, capace di odiare e di pensare male, se la vita la porta a doverlo fare, ma di indole positiva. La scrittrice ritrae solo alcuni mesi della vicenda di Lidia e lascia scoperti molti degli spunti che ha lanciato: alla fine del libro la figlia abbandonata resterà viva nella nostra mente, in viaggio verso i suoi futuri possibili.