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Il mistero delle amazzoni

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La battaglia è appena terminata e le ha viste, come sempre, vittoriose. Si tratta solamente dell’ultima tra le innumerevoli contese già messe a tacere dalle amazzoni per conto dell’ennesimo dei re indolenti che, seppur non contenti di dover trattare con un popolo composto di sole donne, si rivolgono a loro per risolvere le proprie dispute personali. Ippolita, figlia di Ares e regina delle amazzoni, è pronta a riscuotere il dovuto pagamento e, soprattutto, a fare ritorno a casa: Temiscira, la loro cittadella nella regione del Ponto. Anche sua sorella Pentesilea, sebbene ancora inebriata dalle grida di guerra e dal sangue versato in battaglia, è impaziente di galoppare verso la loro terra. Come sempre, non perde l’occasione per trasformare una cavalcata con Ippolita in una gara. È lei, infatti, la sorella maggiore. Il dio della guerra loro padre, però, non l’ha scelta per governare sul suo popolo. È accaduto molti anni prima durante la lotta prevista contro Ippolita, che l’aveva ferita con un solo graffio. Niente di più. Ma tanto era bastato per spingere Ares a nominare regina del loro popolo la minore tra le due e a farle dono dello zoster, la cintura di cuoio finemente decorata con placche di bronzo e oro che custodiva la spada e i coltelli della sovrana. Con quel dono le riconosceva la forza e la capacità di comandare su tutte le amazzoni. A Pentesilea questa sconfitta brucia ancora, ma ha da tempo accettato il suo ruolo e non farebbe mai nulla contro sua sorella, la sua regina, per la quale donerebbe la propria vita. Giunte finalmente nei pressi di Temiscira, le amazzoni scorgono dei segnali luminosi inviati dalle loro compagne rimaste a protezione della cittadella e delle bambine ancora non in età per combattere. Il messaggio è chiaro: a Temiscira, per la prima volta dalla sua fondazione, sono giunti degli invasori. Ed è altrettanto ovvio per tutte quale sarà la sorte che le amazzoni riserveranno ai visitatori non desiderati: la morte…

La scrittrice inglese Hannah Lynn, già autrice dei romanzi Il segreto di Medusa e La vendetta degli dèi, entrambi pubblicati in Italia dalla stessa Newton Compton, torna con un terzo libro sempre incentrato su figure femminili. I miti legati al popolo delle amazzoni risalgono a una tradizione orale piuttosto antica. E infatti sembra essere stato proprio Omero il primo a descrivere una arcaica società matriarcale composta da sole donne, in netto contrasto con la cultura patriarcale a lui contemporanea e prevalente nell’area del Mediterraneo. Quello delle amazzoni è, a tutti gli effetti, un insieme di racconti che compongono un unico mito piuttosto frammentato e che presenta anche diverse versioni della stessa vicenda. In particolare, le parti che vengono riprese dalla Lynn nel suo romanzo sono quelle che narrano l’origine divina delle amazzoni, figlie del dio della guerra Ares; la nona fatica di Eracle, il furto dello zoster della regina Ippolita; il rapimento dell’amazzone Antiope (o Ippolita, a seconda della versione del mito) da parte di Teseo e la conseguente guerra tra Atene e le amazzoni; lo scontro tra Achille e la regina Pentesilea durante la guerra di Troia. Di fatto, quindi, il libro della Lynn si limita a rappresentare un vero e proprio taglia e cuci della mitologia che ruota intorno a questo popolo, componendo un collage senza l’aggiunta di alcun dettaglio nuovo e interessante che possa suscitare l’interesse del lettore. L’intero racconto viene narrato alternativamente dal punto di vista di due delle figlie di Ares e regine del loro popolo, Ippolita e Pentesilea, i cui personaggi spiccano rispetto agli altri che si affacciano tra le pagine, quasi tutti solo approssimativamente accennati. Entrambe le amazzoni vengono dotate di sentimenti nettamente in contrasto rispetto all’immaginario collettivo legato alle donne guerriere che, di fatto, non contribuiscono a renderle più umane, ma solo parecchio incoerenti. Inoltre, molte delle scene più movimentate vengono descritte in maniera decisamente approssimativa, tanto da dare al lettore la sensazione di perdere dettagli importanti che non gli permettono di immaginare concretamente ciò che sta leggendo. La traduzione italiana del romanzo, infine, è costellata di termini ripetuti anche a brevissima distanza l’uno dall’altro e di refusi, quasi come se le stesse traduttrici avessero perso interesse nel lavorare a un testo così scialbo, fattore che contribuisce a rendere la lettura dell’intero libro ancora più noiosa.