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Il mistero di Chinatown

Il mistero di Chinatown

Wu Yaunsong è un giovane cinese arrivato a fatica in Italia per poter dare una vita migliore a sua moglie Ma Yong rispetto a quella che facevano nel loro villaggio di origine. Ma per farlo Wu contrae un debito con gente poco raccomandabile a cui deve consegnare ogni mese gran parte di quanto guadagnano lui e la moglie in un capannone dove si producono filati. Non passa molto tempo che i loschi figuri a cui si è appellato gli facciano una “proposta” per estinguere il suo debito. Così si trova all’aeroporto di Malpensa in attesa di un volo per Pechino, scortato da due connazionali che non lo perdono di vista nemmeno per un solo istante, un ciondolo di giada identificativo al collo e merce preziosa (almeno questo gli dicono) da consegnare senza fare domande. Ma pur di estinguere il debito e svincolarsi dalle mani dei malfattori, Wu accetta, sognando il ritorno da Pechino e poi, finalmente, la libertà sua e di Ma Yong. Non può dire di essere tranquillo, non chiude occhio per tutto il lungo volo di dieci ore e mezzo, ma attende con ansia il momento in cui si toglierà gli Shé tòu (letteralmente “teste di serpente” o “contrabbandieri di uomini”) dai piedi. A Pechino viene preso in consegna da altri due energumeni che gli impongono di seguirli. Sale su un’auto, raggiunge la città e senza capire cosa stia succedendo si ritrova disteso nel letto di una camera lussuosa, sì, ma di un ospedale, anzi una vera e propria clinica per ricchi. Gli shé tòu gli hanno preso tutto (compreso il ciondolo di giada), ma continuano a controllarlo e gli fanno firmare una lunga serie di carte, gli fanno prelievi e in poco tempo entra in una sala operatoria: gli prelevano una buona parte del fegato per un paziente pagante che lo sta aspettando. Wu, dopo qualche giorno, sale di nuovo su un aereo per Milano, dove arriva cadavere...

Un sistema criminale talmente ben organizzato e radicato sul territorio che un anatomopatologo e il suo amico giornalista fanno quasi tenerezza nel momento in cui, trovandosi coinvolti, cercano informazioni e soluzioni al mistero, muovendosi un po’ come due “elefanti in una cristalleria”. Ma quel loro essere così sprovveduti, almeno inizialmente, si trasforma a poco a poco in temerarietà, forse perché sono sempre più coinvolti e invischiati nello strano giro di morti, solo apparentemente casuali. Un giallo che si legge con grande piacere, che a volte lascia con il fiato sospeso, che istiga il lettore a suggerire (non ascoltato, come ovvio) le idee che gli vengono su questa strana struttura cinese-albanese. Anche perché i nostri eroi sono davvero circondati, terribilmente ingenui anche se, in realtà, non possono fidarsi proprio di nessuno senza rischiare la vita (sia letteralmente che come coinvolgimento ad hoc negli atti criminali stessi). Riusciranno i nostri eroi a mettere a frutto tutto quello che riescono a scoprire, mettendo sotto scacco la mafia cinese e tutto il sistema del traffico di organi? Certo le sorprese non mancano fino alla fine. E c’è da gioire, perché questo romanzo viene indicato come il primo di una serie (lunga?) nella quale l’anatomopatologo e il suo amico giornalista freelance saranno coinvolti e... “condurranno le indagini”, mai persi di vista dalle forze dell’ordine.