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Il mistero di Penelope

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A Itaca vivono ormai solo le donne - spose, figlie e madri di guerrieri partiti verso Troia per la guerra diciassette anni prima e non ancora tornati. I grandi aedi non cantano le storie di queste donne, preoccupandosi solo di enfatizzare le gesta e le virtù dei loro uomini, ma è compito loro far andare avanti le botteghe, crescere i figli troppo giovani per andare in guerra, curare gli anziani e proteggere la terra su cui abitano. Così quando Teodora, in una notte buia, scorge un’imbarcazione scivolare sull’acqua sa bene che non possono essere le pescatrici che raggiungono le proprie postazioni per procacciarsi un po’ di cibo, e neppure pensa siano i mariti che tornano finalmente dalla guerra, no: lei non commetterà l’errore delle vedove e delle mogli sempre cariche di speranze molte delle quali false. Teodora sa bene che si tratta di predoni, uomini senza scrupoli che vengono da terre lontane col solo obiettivo di approfittarsi dei regni sguarniti dagli uomini. Predoni che hanno un solo obiettivo: la mano di Penelope, a costo di usare qualunque genere di sotterfugio e intrigo politico, e ora che circolano strane voci sulla possibile morte di Ulisse alla regina non restano altro che le donne a cui chiedere aiuto per prolungare la sua lunga attesa piena di speranza...

Claire North dà voce alle donne dell’antica Grecia in un romanzo - il primo di una trilogia incentrata sull’isola di Itaca – in cui la voce narrante è quella di una dea: Hera, la dea del matrimonio e della fedeltà, che prende particolarmente a cuore le storie ignorate che vedono le donne come protagoniste. Sempre dipinte dagli aedi come belle, deboli e oggetto dei desideri degli eroi, qui escono dall’ombra diventando le vere protagoniste - forti, indipendenti e intelligenti – più che della vicenda, della vita delle città greche sguarnite dagli uomini. Penelope è la regina e la protagonista primaria del testo, che si pone nella cornice dei retelling: gli eventi che la circondano risalgono infatti alla mitologia greca, dai Proci agli inganni che intesse per prendere tempo. Pertanto la narrazione è di per sé lenta, non ci sono licenze poetiche se non la visione allargata offerta dalla prospettiva inedita di una dea. Lo stile è mirato, senza troppi fronzoli o descrizioni noiose: si arriva dritti al punto centrale della questione senza però togliere emozione al contesto. Certo è che per fatti raccontati e miti inseriti – tutti appunto già noti – è una lettura adatta a chi ama gli eroi omerici e la mitologia greca.