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Il mondo dei colori

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Il colore è un fenomeno, in molti sensi. Sotto il punto di vista scientifico, si tratta della scissione della luce. Più che esistere, il colore avviene. Accade quando l’occhio umano capta la luce ed il cervello la interpreta, collocando le sfumature ottenute al posto giusto. Nella varietà infinita di elementi cromatici che oggi conosciamo, secondo Newton sono sette a dare origine a tutti. Il nero è il colore che l’essere umano ha dato a ciò che non conosce. Il Libro della Genesi, la Rgveda induista, il Huainanzi cinese e il Kumulipo polinesiano hanno qualcosa in comune: tutti iniziano con un nero primordiale. Il rosso deriva dal termine sanscrito rudhira, ovvero il sangue. I primi uomini univano la preziosa polvere di ocra rossa al midollo animale per colorare le pareti delle caverne, tramandando l’usanza ai popoli mesoamericani che, grazie alla cocciniglia, fecero lo stesso con le loro imponenti città. Il giallo è il colore che dà il benvenuto ad un nuovo giorno, ponendo fine al nero della notte. È il colore più alto nel cielo, in perenne osservanza della Terra. Per questo motivo, fin dai popoli più antichi, venne attribuito al divino. In natura, l’oro e lo zafferano che tanto somigliavano al sole, divennero le merci più preziose e costose del mondo. Il blu è il colore delle cose ultraterrene: cielo e mare. Qualcosa di irraggiungibile per definizione. A Venezia, riflessa nel blu della laguna e sopraffatta dalla volta celeste, Tiziano non resiste a riversare il blu oltremare sulle sue tele, rendendo questa sfumatura un gioiello. Il bianco è simbolo di purezza e perfezione. Tale era considerato il marmo di Carrara tanto amato da Michelangelo e lo sono i prodotti alimentari che raffiniamo per renderli appetibili. Tuttavia, ‘bianco’ è anche il termine sventolato a sostegno del razzismo. Il viola è progresso. Nato con l’evoluzione della chimica, deve la sua essenza all’anilina contenuta nel carbone. Viola è l’aria emessa dalle nuove industrie londinesi che hanno affascinato Monet. Infine il verde, colore della clorofilla: il pigmento naturale più diffuso in natura. I popoli antichi, convinti che questa sfumatura avesse il potere di riportare alla vita, decoravano le tombe dei defunti con la preziosa giada. L’antropologia è intrisa di colore…

James Fox, professore a Cambridge di Storia dell’Arte, si è aggiudicato una nomina ai British Academy Film Awards (BAFTA) grazie alla sua serie sul colore, scritta per la BBC. Nelle pagine finali del suo saggio Il mondo dei colori rivela come gli siano serviti sette anni di ricerche per poter iniziare l’opera di scrittura. Non stupisce, data la vastità di significato contenuto nelle pagine. James Fox dimostra come il colore, oltre che delle sue componenti chimiche, sia intriso di significati semiotici. Le sfumature considerate da Newton sono quelle che noi comunemente attribuiamo all’arcobaleno: i sette colori in cui la luce si può dividere. Tuttavia, da questi sono nate altre miriadi di varianti, mostrando come l’avanzamento scientifico e quello tecnologico non hanno lasciato indenne nemmeno la luce. Ognuno di questi moderni colori, tuttavia, deve la sua nascita alle mani degli antichi popoli che, con meraviglia, ha scoperto nei minerali un variopinto universo. Ognuno dei pigmenti che ne è derivato è stato caricato di significato, creando un linguaggio che ha dell’incredibile. L’autore tenta di ripercorrere questo viaggio antropologico fin dalla culla delle civiltà: dall’Africa alla Turchia, dalle tribù mesoamericane ai popoli nordici. Ancora poi nella Grecia e nella Roma antiche, fino ad arrivare a oggi. Le questioni su cui si fa luce denotano la profondità delle ricerche. Nel corso delle pagine ci si meraviglia di tante delle cose che davamo per scontate, come il fatto che il sapone sia bianco o che il colore attribuito ai sortilegi sia il viola. Tutto ciò che viene rivelato è reso fruibile da un linguaggio semplice, chiaro ed ironico. Il testo che ne risulta è tanto divulgativo da poter essere apprezzato anche da chi dal colore, prima d’ora, non si era mai lasciato stupire. Bastano poche pagine della lettura perché ciò avvenga. La storia dell’evoluzione umana e quella del colore sono, in fin dei conti, la stessa.