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Il mondo finirà di notte

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Pordenone, giugno 1981. Il primo incontro tra Alex e Kyara è, in realtà, uno scontro. Lei ha sedici anni, capelli biondi ossigenati, il giubbotto jeans pieno di spille e gli occhi fissi ai suoi anfibi. Lui, che imbraccia la chitarra come un fucile, nella testa ha solo la musica rock, le prove con il gruppo, le riprese imminenti della Rai che racconteranno la storia delle band di Pordenone, di quel The Great Complotto in atto e che i critici musicali stanno cercando di analizzare, e che di certo non si sposterà per farla passare. Lo scontro è inevitabile ma, come spesso accade, ciò che respinge anche attrae. Alex non sa cosa sia ad attirarlo, se i colori di Kyara, se un profumo, ma non può non seguirla mentre entra in una casa e non può impedirsi di spiarla dalla finestra mentre ascolta le poesie declamate da alcune donne in quello che ha tutta l’aria di essere un circolo femminista clandestino. Niente di più lontano dal suo mondo, ma è l’inizio delle più classiche tra le storie d’amore adolescenziali vissute però in un contesto particolare. Pordenone, piccola città di provincia, dove il branco detta le regole e le regole spesso sono spietate, dove la musica è il suono del cambiamento e della ribellione lontana dalle grandi metropoli. Ma i tradimenti, la violenza, la passione e la scoperta del sesso, tutto questo è estremamente reale. Alex e Kyara sono come due piccole barche di carta sballottate in mezzo a una tempesta, tra onde alte e predatori affamati. I colori dell’estate sono abbaglianti, le ombre profondissime. La musica del Grande Complotto e le poesie incise sui tavoli del bar sono la colonna sonora e i comandamenti da ascoltare e a cui obbedire…

“Forse noi non ne avremo colpa ma, per chi non lo sapesse, a Pordenone sta scoppiando il rock italiano”. Così iniziava una puntata di “Mr. Fantasy” condotta da Carlo Massarini e dedicata al Grande Complotto che, all’inizio degli anni Ottanta, contaminò la scena musicale pordenonese. Movimento indipendente dalla scena punk e new wave italiana, influenzato dal sound statunitense e britannico portato dai militari americani di stanza ad Aviano, attirò l’attenzione dei critici musicali come Roberto D’Agostino e Red Ronnie che ne studiarono il fenomeno. Alex e Kyara vivono immersi e respirano questa aria di ribellione, tra le mura di una cittadina di provincia e genitori considerati nemici, incapaci di comprendere le passioni e le paure dei figli adolescenti. In un luogo così, in un contesto così, tutto diventa estremo. Ogni gesto, ogni parola si fa tagliente, meravigliosa, pericolosa. La morte e l’amore sono quasi sinonimi, si avvicinano e si fondono. Umberto Sebastiano, autore televisivo e già scrittore di libri per bambini, esordisce con un romanzo che racconta la spaccatura tra adulti e adolescenti in un mondo che, oggi, forse ci sembra preistoria. La musica era la voce dei giovani, l’arte in generale serviva a esprimere un disagio, dare una forma e un suono a un’identità che i genitori sembravano non voler vedere. Oggi chissà. Tutto è amalgamato, omologato, globalizzato. Nelle cittadine di provincia il nuovo che arrivava da fuori contaminava con violenza, una forza a volte splendida e a volte terribile. Forse, ci si faceva più male di oggi, forse si cresceva più in fretta. Forse, in questo microcosmo duro ed eccitante, si formavano ideali che oggi non potrebbero più nascere.