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Il mondo perduto

Il mondo perduto

Il signor Edward D’ Malone non è mai riuscito a fare breccia nel cuore di Gladys, per trasformare una lunga e rispettosa amicizia in una relazione amorosa. Eppure il giovane giornalista si è spinto persino a sopportare la compagnia del padre della ragazza pur di compiacerla, il signor Hungerton, un uomo per certi aspetti presuntuoso che pretende di conoscere a menadito le leggi dell’economia. Ma stasera Edward è disposto a giocare il tutto per tutto pur di chiarire la sua posizione con Gladys e decide di farsi avanti nel momento in cui il noioso genitore si ritira nelle sue stanze; peccato che una donna viziata sia sempre portata per sua natura ad assumere un atteggiamento volubile e superficiale e Gladys non fa eccezione. Quando il suo corteggiatore si dichiara, incurante dei suoi sentimenti la ragazza afferma che cerca un uomo assai più intraprendente di lui, capace di creare le grandi occasioni senza attenderle inutilmente, per vivere impensabili avventure e coronare memorabili imprese. Il giovane giornalista si sente spiazzato, ma non è ancora disposto ad arrendersi: nel suo lavoro sa di poter fare la differenza in quanto a intraprendenza e si ripromette di compiere un’impresa talmente importante, da far ricredere Gladys sull’opinione negativa che si è fatta su di lui. Il mattino seguente il suo caporedattore, il calvo e comico signor Meardle, lo consiglia di intervistare il professor George Edward Challenger: se ci riuscisse coronerebbe una vera e propria vittoria agli occhi dell’opinione pubblica, dato il noto carattere scontroso e persino violento dello studioso, specialmente nei confronti dei giornalisti. Questi ha chiuso i contatti con il mondo dell’informazione e con la comunità scientifica dopo un viaggio in Sud America, durante il quale a suo dire avrebbe fatto scoperte mai del tutto rivelate che potrebbero rivoluzionare la legge dell’Evoluzionismo, specialmente nella versione successiva a Darwin di August Weissmann. Challenger in un dibattito accademico a Vienna si è scagliato contro quest’ultimo, che ritiene impossibile la trasmissibilità dei caratteri fisici. Malone non ha certo la preparazione scientifica per sostenere una discussione con l’illustre professore, ma è abbastanza furbo da avvicinarlo tramite una richiesta di appuntamento inviata dallo studio del batteriologo Tarp Henry e finalmente riceve l’agognato invito...

Quando nel 1912 fu pubblicato per la prima volta Il mondo perduto, il suo autore doveva inevitabilmente avere ben presenti i modelli della letteratura fantastica per scrivere una storia ai limiti del reale, un esempio della sua versatilità oltre che verso il giallo, per il quale è più conosciuto, per il genere dell’avventura già esplorato attraverso varie sue opere precedenti. In particolare Conan Doyle doveva avere a riferimento, almeno per l’interesse verso il mito del luogo sconosciuto – tema che con il tempo diverrà assai ricorrente – i libri di Jules Verne Viaggio al centro della terra del 1864, Ventimila leghe sotto i mari del 1870 e L’isola misteriosa del 1875. La vicenda del dottor Challenger – che diverrà la prima “puntata” di una serie composta di un altro romanzo e di altri tre racconti tutti dedicati all’eccentrico professore - ha in effetti la struttura canonica delle storie che trattano i temi del mistero e del soprannaturale, ma a tale modello aggiunge – almeno nella prima parte - un umorismo che rende il tutto più accattivante. Come quando l’energico studioso getta con violenza giù dalle scale il giovane Malone; la costante riduzione dell’umorismo durante lo svolgersi delle vicende è legata all’immagine di Challenger, che riesce gradualmente a smentire agli occhi dei compagni la sua nomina di ciarlatano per acquistare dignità, non solo come scienziato ma anche come uomo. Quello di Conan Doyle è un romanzo tutto sommato semplice, facile da seguire nei vari imprevisti che affrontano i protagonisti. Un’opera che non ha niente di dispersivo e questo è sicuramente un fattore positivo, capace al contempo di divertire e di spaventare – non dobbiamo dimenticare che nei primi del Novecento il cinema era ancora ai suoi albori, anche se non troppi anni dopo inizieranno a produrre autori come Murnau, e le persone erano ancora disposte a emozionarsi solo attraverso la lettura. Un’opera che non ha certo i caratteri del capolavoro letterario, anche se non raramente viene ricordata come tale, ma che rappresenta un esempio significativo del genere avventuroso. In Italia Il mondo perduto giunse l’anno successivo alla sua prima pubblicazione, quando nel 1913 apparve a puntate su “La Domenica del Corriere”. Nel 1993 uscì poi nei cinema la pellicola che ha preso a riferimento il romanzo rappresentandone la versione filmica più moderna ed efficace, Jurassic park diretto da Steven Spielberg. In realtà quest’ultimo aveva a sua volta preso a modello anche l’opera omonima di Michael Crichton pubblicata tre anni prima, già di per sé un omaggio alla storia originale scritta da Sir Arthur Conan Doyle.